FIRENZE
Assemblea - presentazione del programma dell'associazione anni 2016-2017
Firenze Magnifica
18 dicembre 2015
sabato 26 dicembre 2015
mercoledì 18 marzo 2015
Convegno
“Il bullismo e l’educazione al riconoscimento
dell’altro”
Saluti:
Cristina Giachi
Vicesindaca e Assessora all’Educazione del Comune di Firenze
1ª Sessione: (9,15 – 10,45)
Grazia Sestini – Garante per l’infanzia e l’adolescenza
Toscana
La lettura del fenomeno e gli strumenti di contrasto.
Rossella Certini – Associato in pedagogia generale Università
di Firenze
Educare alla responsabilità del tu.
Ersilia Menesini – Ordinario in psicologia dello sviluppo e
psicologia dell’educazione Università di Firenze
Il ruolo degli osservatori nella dinamica del bullismo.
Pausa
2ª Sessione: (11,00 – 13,00)
Davide Dettore – Associato in psicologia clinica Università di Firenze
Il bullismo nelle diversità di genere.
Angela Lombardelli – Psicologa del Centro di Solidarietà di Firenze
I Campanelli d’allarme nel comportamento. CSF Onlus
Mariarita Bartalucci – Grafologa dell’età evolutiva
Il bullismo tra violenza e sofferenza. L’apporto della grafologia.
Spazio discussione
Moderano: Valeria Angelini e Gioietta Del Bianco Pietroniro
Sabato, 7 marzo 2015
ore 9,00 - 13,00
Sala Conferenze - Biblioteca delle
Oblate
Via dell’Oriuolo,26 - Firenze
Convegno gratuito organizzato
dall’Associazione Culturale No Profit
“Firenze Magnifica”, in collaborazione
con ”Associazione Grafologica Italiana”,
“Centro di Solidarietà di Firenze” e la
rivista “Il Governo delle Idee”,
INFO:
firenzemagnifica@gmail.com
http://firenzemagnifica.blogspot.it
Ai partecipanti verrà rilasciato l’attestato di partecipazione
martedì 3 febbraio 2015
L'Associazione "Firenze Magnifica" spera di farVi cosa gradita nel comunicarVi il calendario dei prossimi eventi.
Seminario di Formazione e Aggiornamento:
"Il bambino adottato e la scuola"
"Il bambino adottato e la scuola"
Sabato 21 febbraio 2015 ore 8,45 - 13,00
Sala di Firenze Capitale- Palazzo Vecchio, Firenze
IL SEMINARIO E' A NUMERO CHIUSO. Le richieste dei partecipanti saranno accolte in ordine di ricezione fino ad esaurimento posti.
Convegno:
"Il bullismo e l'educazione al riconoscimento dell'altro"
Sabato 7 marzo 2015 ore 8,45 - 13,00
Sede da definire
In entrambe le occasioni saranno rilasciati gli attestati di partecipazione. La sede del convegno sarà comunicata al più presto, alla comunicazione della sede allegheremo anche il manifesto.
Per confermare la propria presenza è sufficiente specificare nell'e-mail di risposta nome, cognome, indirizzo e-mail (se diverso da quello del mittente), scuola di provenienza (solo per i docenti).
lunedì 26 gennaio 2015
FIRENZE, CITTÀ CAPITALE
DELLA BELLEZZA di Massimo Ruffilli
Centocinquanta
anni sono passati e la nostra città, che Philippe Daverio e altri osservatori
attenti definiscono "assopita", si appresta a rievocarne
l'anniversario. Ma a chi si domanda dove sono andati a finire quegli spiriti
irrequieti che stavano costruendo l'unità nazionale, i patrioti del caffè
Michelangelo, i pittori della macchia, i letterati come il Lorenzini e il
Manzoni, i collezionisti come lo Stibbert, i politici come il Ricasoli e il
Peruzzi, viene da rispondere oggi con Matteo Renzi e la sua giovane squadra
d'assalto. Firenze produce sempre personaggi d'avanguardia che influenzano la
società. Dunque, questo non avveniva solo in quegli anni decisivi per l'Italia
unita, ma avviene ancor oggi nell'Europa della grande crisi economica. Vi è un
aspetto, che più d'ogni altro caratterizza, senza se e senza ma, il carattere
della città. Un aspetto che non viene messo in discussione da nessuno e che
riassume in se stesso la vera anima di Firenze: la bellezza.
Questa
città è bella. E un dato oggettivo. Siamo circondati dalla bellezza. Ci
pervade, ci accompagna, ci fa innamorare, ci fa godere. Vittorio Sgarbi, che è
uno dei pochi autori fermamente convinto dell'oggettività della bellezza e
sulla quale ha scritto numerosi libri, sostiene che alla bellezza ci si
avvicina per passione, per istinto, per amore.
Larte
è uno dei potenti promotori della bellezza. L'arte che viene goduta
visceralmente, emotivamente. Firenze provoca emozioni, godimento, sensazioni
irripetibili. La bellezza si gode attraverso i sensi, sostiene Sgarbi, non si
fruisce solo razionalmente, ma si vive con passione e la si gode sia che essa
appartenga a una donna, a un'opera d'arte o addirittura a una città. Dunque
Firenze, "la città sul monte", come la definiva Giorgio La Pira,
Firenze che rimane la città capitale della bellezza, dell'arte che vince lo
spazio e il tempo, che non si consuma
Certo, il mondo cambia e
la società si evolve. Il turismo di élite dell'Ottocento, con la borghesia e
l'aristocrazia europea e americana che comprava le ville fiesolane definite dal
bel libro di Alessandro Panajia «esilio di bellezza», oggi non si percepisce
più come allora.
Tuttavia la bellezza non
perde la sua attualità nemmeno nell'epoca del turismo di massa e della città
contemporanea.
Firenze, sostiene ancora
Philippe Daverio, è diventata un grande duty free, un
"turistodromo" cosmopolita e assolutamente straordinario nella sua
peculiarità.
Certo vi è una notevole
differenza tra i Demidoff e i turisti russi di oggi, così come vi è differenza
tra gli "anglo-beceri" come Berenson, Rockefeller o Wright, e le
torme di studenti americani che schiamazzano in via de' Benci e in Santa
Croce.
Ma questo non cambia il
senso del concetto di bellezza che caratterizza indissolubilmente la nostra
città. Mark Twain ebbe a definire il panorama di Firenze come «l'immagine più
bella del pianeta, la più incantevole a guardarsi, quella che appaga gli occhi
e lo spirito».
È in questa città che sono
nati i movimenti d'avanguardia artistica più importanti del Novecento. Da
Ardengo Soffici a Mino Maccari, da Marinetti a Papini nello storico caffè delle
Giubbe Rosse.
Dunque, anche se oggi
Firenze ha «cambiato i parametri della propria internazionalità» non ha ancora
perduto la sua caratteristica specificità che l'ha resa tanto famosa nel
mondo: la sua bellezza.
L'Italia,
quella che oggi attraversa una grave crisi economica, era diventata, nel
dopoguerra, una delle principali potenze industriali del mondo. La ragione vera
di questo che venne definito "il miracolo economico" era, tuttavia,
da attribuire a una particolare caratteristica che John Kenneth Galbraith, alla
Harvard University aveva così definito: «L'Italia ha incorporato, in tutti i
suoi prodotti, una componente essenziale di cultura e, pur avendo
infrastrutture molto carenti e componenti amministrative e politiche non
rilevanti, può vantare, nel proprio standard di vita, una eccezionale quantità
di bellezza. Così, pii che l'indice economico del Pil, nel futuro, il livello
della bellezza diventerà sempre più decisivo per indicare il progresso di
quella società».
Massimo
Ruffilli , Presìdente Automobil Club
Tratto
da : IL GOVERNO DELLE IDEE diretto da Gianni Conti Mensile
n. 128
venerdì 31 ottobre 2014
DEMOCRAZIA SOGNO PROIBITO O REALTA' OPERANTE ? '
DEMOCRAZIA:
SOGNO PROIBITO O REALTÀ OPERANTE?
di Delfo Del Bino
Tutto mi aspettavo, ma non di essere costretto a constatare che nel terzo millennio, alla fine del funesto «secolo breve» ci fosse ancora tanta incertezza interpretativa sul reggimento politico di una nazione, universalmente conosciuto col nome di Democrazia. Tornando a riflettere sul pensiero di uno tra i primi intellettuali che si sono interessati di questa forma di governo, cito nuovamente Ale¬xis de Tocqueville e il suo primo taccuino, La democrazia in Ameri¬ca. Orbene, detto autore paventa il pericolo che alla dittatura impo¬sta da una persona fisica, se ne possa sostituire un'altra non meno per¬niciosa, la dittatura della maggioranza da lui minacciosamente indicata quale «tirannide della maggioranza».
E qualcosa di più di un dubbio, sicché a tal proposito scrive: «Io con¬sidero empia e detestabile questa massima, secondo la quale, in ma¬teria di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tut¬to. Nondimeno, pongo nella volontà della maggioranza l'origine di tutti i poteri. Sono forse in contraddizione con me stesso?».
Il nostro Alexis sembra turbato da un dilemma: per un verso trova corretto che le decisioni di vertice siano conseguenza di una volontà, quella della maggioranza; per un altro verso, ritiene non sia lecito che "tutti" i poteri debbano trarre unica origine nella volontà della mag¬gioranza. Esemplificando - era un esempio venutomi in mente quan¬do appoggiato sulla spalletta dell'Arno, conversavo con un amico - se cinque amici attraversano l'Arno sul Ponte Vecchio e, a un certo punto, quattro di essi decidono di prendere il quinto, sollevarlo e get¬tarlo nel fiume, compiono un atto che, sotto il profilo della demo¬crazia dei numeri, non fa una piega, ma è del tutto inaccettabile sot¬to quello della correttezza sostanziale. Ciò significa che la democra¬zia non può limitarsi a essere un problema di maggioranze e di minoranze, ma anche e soprattutto di correttezza e di giustizia so¬stanziali. In altre parole non basta che le decisioni siano assunte dal¬la maggioranza espressa attraverso una votazione, ma è necessario che quanto viene votato non leda i principi di equità e di giustizia indi¬cati dalla legge.
Sintetizzando: una società per aspirare a essere considerata autenti-camente democratica, prima di tutto deve essere una società giusta nei diritti e nei doveri dei suoi cittadini.
Proprio per tali considerazioni il nostro Alexis de Tocqueville viene assalito da forti dubbi. Ai quali reagisce subito dopo, tanto che al suo scritto aggiunge: «Esiste una legge generale che è stata fatta, o perlo¬meno è stata adottata, non solo dalla maggioranza di questo o quel popolo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini: questa legge è la Giustizia».
Tocqueville ripone quindi nella Giustizia, ovvero nelle leggi dello Sta¬to, il punto di equilibrio in grado di impedire che la maggioranza, qualsiasi maggioranza, possa trasformarsi in tirannide.
Cos'era la Giustizia da lui invocata quale uomo dell'immediato pe-riodo post rivoluzionario e post napoleonico, se non quel complesso di regole in cima alle quali sta il trinomio che le sintetizza e ci am¬monisce, ovvero quella combinazione di valori che ne esprime la sin¬tesi? La Libertà, l'Uguaglianza e la Fraternità a suo tempo in gran par¬te raccolti in quel documento che il 16 agosto 1789, fu approvato dal¬l'Assemblea nazionale francese sotto il tiolo di Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Si tratta di valori universali, ed è da questi valori che derivano, scritti in un modo o in altro, alcune regole auree. Inseri¬sco, a mo' di esempio, l'articolo z e 3 della Costituzione della Re¬pubblica Italiana:
Art. z: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili del¬l'uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».
Art. : «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali da-vanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di reli¬gione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali».
Che la democrazia del numero non costituisse titolo sufficiente on-de uno Stato fosse dichiarato democratico, era già stato provato dal fatto che al numero hanno fatto ricorso un po' tutti, ivi compreso il totalitarismo fascista il quale, nel suo Gran Consiglio, metteva in evi
denza proprio i numeri, tanto che, a causa dei numeri, il 25 luglio del
1943 pose fuori corso nientemeno che il suo duce, da oltre venti an
ni suo capo carismatico.
Stabilito così che la democrazia del numero, altro non è che derno
crazia apparente e non sostanziale, tendenzialmente portata a tra
sformarsi in tirannia della maggioranza, a maggior ragione non può
essere accettato che tale forma di tirannia venga fatta propria dalla
minoranza.
Se per ovviare alla tirannide della maggioranza è necessario ricorrere
alle leggi che hanno da essere giuste, come si possono comprendere
fatti clamorosi quale quello di una minoranza che, per impedire le
procedure parlamentari poste in essere dalla maggioranza, ricorre al
l'ostruzionismo sottoponendo alla Presidenza del Parlamento nien
temeno che - cento più, cento meno - ben ottomila proposte di
emendamento?
Se non è giusto che la maggioranza possa trasformarsi in tirannide, è
giusto che le sue legittime attese debbano essere frustrate da mano
vre ostruzionistiche che impediscano al Parlamento di svolgere i pro
pri lavori e alla maggioranza di svolgere il proprio mestiere?
L’interrogativo è aperto e attuale: attende una risposta, alla luce dei concetti e degli aggettivi più recentemente formulati e attribuiti al sostantivo Democrazia. Infatti per Democrazia non deve intendersi solo e unicamente quella forma di governo in grado di sostituire i protagonisti della politica in modo pacifico) in base all'aggiorna¬mento dei meccanismi procedurali, ma anche per il clima di reci¬proco rispetto nel quale le battaglie politiche si svolgono. Un clima che esclude il ricorso a qualsiasi atto di violenza rivoluzionaria.
Non si deve intendere cioè - come si è visto in precedenza - nem¬meno quella forma di governo in cui la maggioranza è legittimata a fare tutto quello che vuole, con ciò trasformando il governo stesso in una vera e propria dittatura della maggioranza.
I pericoli in tal senso sono molti. Nelle democrazie dei nostri tempi, molte sono le scelte che pretendono conoscenze approfondite e con¬sapevoli degli argomenti in discussione, tanto da non essere alla por¬tata di gran parte degli elettori di base. Appare pertanto giusto che si ponga rimedio mediante una delega da affidare a colui o coloro che sono esperti dei particolari problemi e, allo stesso tempo, godano del¬la fiducia degli elettori di base. Se tutto ciò appare corretto, il Parla¬mento dovrebbe essere composto di delegati che godono la fiducia di tutto il corpo elettorale. Assai minore è la legittimità della pretesa di escludere dalla scelta dei propri rappresentanti il contributo dell'e¬lettore di base, ovvero di colui che lo dovrà sostituire in Parlamento e proprio nelle scelte pii difficili. Non ho difficoltà a considerare una tale imposizione un vero e proprio attentato alla Democrazia. Spia¬ce che alcuni partiti, ma soprattutto alcuni uomini politici, assuma¬no atteggiamenti tanto sventuratamente negativi. Qualcuno dirà che ciò viene obbligatoriamente fatto proprio quando la sua accettazio¬ne sia divenuta condizione necessaria per dare attuazione alla forma¬zione di una maggioranza che consenta di mettere in moto i mecca¬nismi decisionali di una democrazia. La quale. viene, a quanto pare, apprezzata pii per la capacità di essere attiva, piuttosto che per il se¬gno politico della sua attività.
In questo sventurato caso vi è di mezzo una situazione che pone il nostro Paese di fronte a un guado sul quale spirano venti violenti di crisi che non lasciano intravedere tempi di quiete. Voglio solo spera¬re che la maggioranza oggi in formazione abbia la fortuna di atte-nuare la forza di tali venti di crisi e che il Paese possa riprendere il proprio cammino con a fianco una classe politica all'altezza dell'in¬telligente operosità dei propri abitanti.
Delfo Del Bino, architetto
SOGNO PROIBITO O REALTÀ OPERANTE?
di Delfo Del Bino
Tutto mi aspettavo, ma non di essere costretto a constatare che nel terzo millennio, alla fine del funesto «secolo breve» ci fosse ancora tanta incertezza interpretativa sul reggimento politico di una nazione, universalmente conosciuto col nome di Democrazia. Tornando a riflettere sul pensiero di uno tra i primi intellettuali che si sono interessati di questa forma di governo, cito nuovamente Ale¬xis de Tocqueville e il suo primo taccuino, La democrazia in Ameri¬ca. Orbene, detto autore paventa il pericolo che alla dittatura impo¬sta da una persona fisica, se ne possa sostituire un'altra non meno per¬niciosa, la dittatura della maggioranza da lui minacciosamente indicata quale «tirannide della maggioranza».
E qualcosa di più di un dubbio, sicché a tal proposito scrive: «Io con¬sidero empia e detestabile questa massima, secondo la quale, in ma¬teria di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tut¬to. Nondimeno, pongo nella volontà della maggioranza l'origine di tutti i poteri. Sono forse in contraddizione con me stesso?».
Il nostro Alexis sembra turbato da un dilemma: per un verso trova corretto che le decisioni di vertice siano conseguenza di una volontà, quella della maggioranza; per un altro verso, ritiene non sia lecito che "tutti" i poteri debbano trarre unica origine nella volontà della mag¬gioranza. Esemplificando - era un esempio venutomi in mente quan¬do appoggiato sulla spalletta dell'Arno, conversavo con un amico - se cinque amici attraversano l'Arno sul Ponte Vecchio e, a un certo punto, quattro di essi decidono di prendere il quinto, sollevarlo e get¬tarlo nel fiume, compiono un atto che, sotto il profilo della demo¬crazia dei numeri, non fa una piega, ma è del tutto inaccettabile sot¬to quello della correttezza sostanziale. Ciò significa che la democra¬zia non può limitarsi a essere un problema di maggioranze e di minoranze, ma anche e soprattutto di correttezza e di giustizia so¬stanziali. In altre parole non basta che le decisioni siano assunte dal¬la maggioranza espressa attraverso una votazione, ma è necessario che quanto viene votato non leda i principi di equità e di giustizia indi¬cati dalla legge.
Sintetizzando: una società per aspirare a essere considerata autenti-camente democratica, prima di tutto deve essere una società giusta nei diritti e nei doveri dei suoi cittadini.
Proprio per tali considerazioni il nostro Alexis de Tocqueville viene assalito da forti dubbi. Ai quali reagisce subito dopo, tanto che al suo scritto aggiunge: «Esiste una legge generale che è stata fatta, o perlo¬meno è stata adottata, non solo dalla maggioranza di questo o quel popolo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini: questa legge è la Giustizia».
Tocqueville ripone quindi nella Giustizia, ovvero nelle leggi dello Sta¬to, il punto di equilibrio in grado di impedire che la maggioranza, qualsiasi maggioranza, possa trasformarsi in tirannide.
Cos'era la Giustizia da lui invocata quale uomo dell'immediato pe-riodo post rivoluzionario e post napoleonico, se non quel complesso di regole in cima alle quali sta il trinomio che le sintetizza e ci am¬monisce, ovvero quella combinazione di valori che ne esprime la sin¬tesi? La Libertà, l'Uguaglianza e la Fraternità a suo tempo in gran par¬te raccolti in quel documento che il 16 agosto 1789, fu approvato dal¬l'Assemblea nazionale francese sotto il tiolo di Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Si tratta di valori universali, ed è da questi valori che derivano, scritti in un modo o in altro, alcune regole auree. Inseri¬sco, a mo' di esempio, l'articolo z e 3 della Costituzione della Re¬pubblica Italiana:
Art. z: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili del¬l'uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».
Art. : «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali da-vanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di reli¬gione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali».
Che la democrazia del numero non costituisse titolo sufficiente on-de uno Stato fosse dichiarato democratico, era già stato provato dal fatto che al numero hanno fatto ricorso un po' tutti, ivi compreso il totalitarismo fascista il quale, nel suo Gran Consiglio, metteva in evi
denza proprio i numeri, tanto che, a causa dei numeri, il 25 luglio del
1943 pose fuori corso nientemeno che il suo duce, da oltre venti an
ni suo capo carismatico.
Stabilito così che la democrazia del numero, altro non è che derno
crazia apparente e non sostanziale, tendenzialmente portata a tra
sformarsi in tirannia della maggioranza, a maggior ragione non può
essere accettato che tale forma di tirannia venga fatta propria dalla
minoranza.
Se per ovviare alla tirannide della maggioranza è necessario ricorrere
alle leggi che hanno da essere giuste, come si possono comprendere
fatti clamorosi quale quello di una minoranza che, per impedire le
procedure parlamentari poste in essere dalla maggioranza, ricorre al
l'ostruzionismo sottoponendo alla Presidenza del Parlamento nien
temeno che - cento più, cento meno - ben ottomila proposte di
emendamento?
Se non è giusto che la maggioranza possa trasformarsi in tirannide, è
giusto che le sue legittime attese debbano essere frustrate da mano
vre ostruzionistiche che impediscano al Parlamento di svolgere i pro
pri lavori e alla maggioranza di svolgere il proprio mestiere?
L’interrogativo è aperto e attuale: attende una risposta, alla luce dei concetti e degli aggettivi più recentemente formulati e attribuiti al sostantivo Democrazia. Infatti per Democrazia non deve intendersi solo e unicamente quella forma di governo in grado di sostituire i protagonisti della politica in modo pacifico) in base all'aggiorna¬mento dei meccanismi procedurali, ma anche per il clima di reci¬proco rispetto nel quale le battaglie politiche si svolgono. Un clima che esclude il ricorso a qualsiasi atto di violenza rivoluzionaria.
Non si deve intendere cioè - come si è visto in precedenza - nem¬meno quella forma di governo in cui la maggioranza è legittimata a fare tutto quello che vuole, con ciò trasformando il governo stesso in una vera e propria dittatura della maggioranza.
I pericoli in tal senso sono molti. Nelle democrazie dei nostri tempi, molte sono le scelte che pretendono conoscenze approfondite e con¬sapevoli degli argomenti in discussione, tanto da non essere alla por¬tata di gran parte degli elettori di base. Appare pertanto giusto che si ponga rimedio mediante una delega da affidare a colui o coloro che sono esperti dei particolari problemi e, allo stesso tempo, godano del¬la fiducia degli elettori di base. Se tutto ciò appare corretto, il Parla¬mento dovrebbe essere composto di delegati che godono la fiducia di tutto il corpo elettorale. Assai minore è la legittimità della pretesa di escludere dalla scelta dei propri rappresentanti il contributo dell'e¬lettore di base, ovvero di colui che lo dovrà sostituire in Parlamento e proprio nelle scelte pii difficili. Non ho difficoltà a considerare una tale imposizione un vero e proprio attentato alla Democrazia. Spia¬ce che alcuni partiti, ma soprattutto alcuni uomini politici, assuma¬no atteggiamenti tanto sventuratamente negativi. Qualcuno dirà che ciò viene obbligatoriamente fatto proprio quando la sua accettazio¬ne sia divenuta condizione necessaria per dare attuazione alla forma¬zione di una maggioranza che consenta di mettere in moto i mecca¬nismi decisionali di una democrazia. La quale. viene, a quanto pare, apprezzata pii per la capacità di essere attiva, piuttosto che per il se¬gno politico della sua attività.
In questo sventurato caso vi è di mezzo una situazione che pone il nostro Paese di fronte a un guado sul quale spirano venti violenti di crisi che non lasciano intravedere tempi di quiete. Voglio solo spera¬re che la maggioranza oggi in formazione abbia la fortuna di atte-nuare la forza di tali venti di crisi e che il Paese possa riprendere il proprio cammino con a fianco una classe politica all'altezza dell'in¬telligente operosità dei propri abitanti.
Delfo Del Bino, architetto
venerdì 26 settembre 2014
SEMINARIO SABATO 11 OTTOBRE
Gli interessati al Seminario possono iscriversi comunicando tramite e-mail all'indirizzo firenzemagnifica@gmail.com, indicando:
nome, cognome, indirizzo e-mail personale.
Agli/alle insegnanti saranno rilasciati gli attestati
di partecipazione per ottenere i crediti formativi.
Riceverete conferma dell'avvenuta iscrizione.
Per motivi di sicurezza la capienza della Sala è di 50
persone, siamo dunque spiacenti qualora non
potessimo accettare la vostra iscrizione.
Qui sotto potete trovare il link per il manifestino
del Seminario.
https://drive.google.com/file/d/0B6zIKlQOFZkBUVVBMUJvQVdySU9icTBrX3BqbjNSdHNERDYw/edit?usp=sharing
Agli/alle insegnanti saranno rilasciati gli attestati
di partecipazione per ottenere i crediti formativi.
Riceverete conferma dell'avvenuta iscrizione.
Per motivi di sicurezza la capienza della Sala è di 50
persone, siamo dunque spiacenti qualora non
potessimo accettare la vostra iscrizione.
Qui sotto potete trovare il link per il manifestino
del Seminario.
sabato 20 settembre 2014
COMUNICAZIONE URGENTE
COMUNICAZIONE URGENTE
SEMINARIO DI SABATO 11 OTTOBRE 2014 – PALAZZO VECCHIO – Sala delle Miniature
Il regolamento sulle norme di sicurezza del Comune di Firenze prevede l’ingresso INDEROGABILE di sole 50 (cinquanta) persone nella SALA DELLE MINIATURE (denominata anche Sala di Firenze Capitale).
La comunicazione, giuntaci tardivamente, ci costringe nostro malgrado a contenere le numerose iscrizioni.
A tal fine Vi preghiamo di inviarci con urgenza la Vostra conferma di presenza solo via E-MAIL entro e non oltre GIOVEDI’ 25 settembre 2014:
selezioneremo i partecipati in base a giorno e ora di arrivo della conferma, nel limite sopra citato.
Vista la scarsità dei posti disponibili, chi conferma è pregato di essere presente, in modo da non precludere ad altri interessati la partecipazione.
Solo chi, con nostro enorme dispiacere, risulterà escluso, ne riceverà la comunicazione a mezzo E-MAIL.
Cordiali saluti,
Gioietta Del Bianco Pietroniro – Vicepresidente Ass. Firenze Magnifica, responsabile settore scuola.
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