sabato 2 febbraio 2013


Sarà presentato venerdì 5 aprile alle 21,15 a Bagno a Ripoli, presso il circolo ARCI via Roma ,124  il libro di Mario Giordano “Regalami una poesia”. Si tratta della seconda opera dello scrittore toscano che vive ad Olbia con la moglie Danila Piu, originaria di Gavoi. Il libro sta facendo il giro dell’Italia . E’ già stato, presentato in numerosi paesi . Il libro è accompagnato da una mostra di quadri. “Ottanta immagine che camminano con il libro” spiega l’autore. Una mostra particolare, unica nel suo genere, composta da fotomontaggi, foto e disegni, organizzata e realizzata da Danila Piu. Libro e mostra seguono un percorso terapeutico cominciato dalla coppia nel 2010 quando Giordano scrisse il suo primo libro: “Una storia, il miracolo di una poesia”. Nel 2007 a Danila Piu è stata diagnosticata la sclerosi multipla. “Dal giorno è cambiata la nostra vita – racconta lo scrittore – e proprio per affrontarla abbiamo scelto la strada dei colori e della scrittura, che hanno migliorato e dato sollievo a Danila. La mostra e il libro sono la testimonianza di questa terapia, di questo miracolo”.

domenica 27 gennaio 2013


Firenze, 22 gennaio 2013

 
             L'A.N.L.A. Consiglio Regionale Toscana - in collaborazione con il Lions Club Firenze Bargello - promuove la tredicesima edizione del concorso "Una Poesia per la Vita".
            Ogni poeta può inviare tre liriche dattiloscritte, in quattro copie, di cui una sola debitamente firmata, comprensiva delle generalità, dell’indirizzo, dei recapiti telefonici e dell’eventuale indirizzo di posta elettronica.
           Le liriche, ciascuna non superiore a trenta versi, dovranno pervenire alla sede ANLA entro il 30 Marzo 2013.
Il contributo d'iscrizione è fissato in Euro 20,00, da spedire o consegnare assieme ai dattiloscritti a:
A.N.L.A. - Consiglio Regionale Toscana

Via dei Neri, 27 - 50122 Firenze

 
            La cerimonia di premiazione dei finalisti si terrà nel mese di Maggio 2013.

             Per eventuali chiarimenti e informazioni è possibile telefonare ad A.N.L.A. al numero 055/2302590 - 055/219820 - e-mail sederegionaletoscana@anla.it o consultare il sito www.anla.it/Sedi/Toscana/iniziative .

 

           
 

 

                                                                      

                                                                                  LA SEGRETERIA  A.N.L.A.

 

 

giovedì 13 dicembre 2012


BIBBLIOTECA DELLE OBLATE
 
LEGGERE PER NON DIMENTICARE


Ciclo di incontri a cura di Anna Benedetti


MARIAPIA VELADIANO


IL TEMPO E’ UN DIO BREVE




(Einaudi, 2012)



Introduce:


Benedetta Centovalli


Venerdì 14 dicembre 2012 - ore 17.30

Biblioteca delle Oblate – via dell’Oriuolo, 26 - Firenze

mercoledì 8 agosto 2012


LA CITTÀ DEI PROGETTI IRREALIZZATI

di Massimo Ruffilli

Il piano regolatore del 1962 di Edoardo Detti aveva tracciato i con­torni di una nuova città. Una città che in realtà era una vasta area urbana che riuniva quelle che oggi sono diventate tre province: Firenze, Prato e Pistoia.
Vi era indicata una viabilità di scorrimento veicolare veloce denomi­nata "asse attrezzato" che eliminava il laccio ferroviario di Campo di Marte, un aeroporto baricentrico ben orientato a ovest, nella zona di San Giorgio a Colonica presso Campi Bisenzio, un grande centro di­rezionale denominato "Porto di Firenze" nell'area a nordovest della città e un sistema di trasporti su ferro tra alta velocità e metropolita­na, tutto prevalentemente ubicato nel sottosuolo. I piani regolatori sono fatti per dare le linee di indirizzo progettuale allo sviluppo delle città ma, nel nostro caso, il piano del 1962, porta­to peraltro a esempio e a modello delle discipline urbanistiche in Ita­lia e all'estero, non ha sortito questo esito, anzi, a distanza di tanti anni, possiamo riscontrare che quelle linee di indirizzo progettuale, così bene indicate e descritte nel Piano regolatore, non solo non so­no state rispettate, ma hanno ottenuto l'esito e l'effetto contrario. L'area metropolitana non si è unita, quanto semmai divisa, l'"asse at­trezzato" non è stato realizzato. Il laccio ferroviario si è rafforzato in superficie chiudendo anche le strade che si potevano percorrere con i passaggi a livello. L'aeroporto a San Giorgio non si è fatto, così co­me non si è realizzato il centro direzionale. La metropolitana che uni­va le città non si è realizzata e al suo posto vi è attualmente soltanto una tranvia per Scandicci: tralasciamo il resto perché il discorso ci porterebbe lontano.
Ma abbandoniamo la scala urbanistica e passiamo ai progetti più mi­nuti, quelli che interessano la città in scala più ridotta.
Ludovica Zarrilli sul «Reporter» dell'Aprile del 2012 fa una carrellata di progetti minori, un «viaggio tra le idee e proposte che non hanno mai visto la luce a Firenze». Proposte che, se si fossero realizzate, avrebbero già dato un nuovo volto alla città, più vivibile e affasci­nante. La redattrice parte dalle proposte più recenti: la pavimenta­zione in cotto di piazza Signoria. Quando il sindaco Renzi è tornato a proporre questa soluzione che sicuramente avrebbe dato una nuo­va, bella immagine a questa splendida piazza-salotto visitata ogni an­no da ben venti milioni di turisti, pur definiti "mordi e fuggi", in no­me di un turismo frettoloso e distratto. Le polemiche sono scoppia­te in modo così fragoroso che il progetto è stato accantonato subito, in fretta e furia.
La loggia, all'uscita degli Uffizi, in piazza del Grano, con il progetto vincitore del concorso, del grande architetto giapponese Arata Isoza-ki, si è arenato da diversi anni fra le polemiche e i pareri a favore e contro espressi da esperti, sovrintendenti e politici, col risultato che non se n'è fatto di nulla.
La facciata di San Lorenzo, progettata e iniziata da Michelangelo e mai completata, è un altro progetto-idea caro a molti fiorentini, tra i quali il sottoscritto, che non riesce a trovare una soluzione definiti­va, tantomeno provvisoria, effimera o temporanea. Il progetto, più volte rilanciato da Eugenio Giani, di collegare il For­te Belvedere con la parte bassa del centro storico con un sistema di scale mobili è un'altra proposta assolutamente condivisibile e di buon senso, ma che non ha mai avuto una realizzazione concreta e nem­meno una progettazione esecutiva.
Un sistema di battelli per il turismo fluviale sull'Arno per riportare navigazione sul fiume di Firenze è un'altra proposta spesso reitera-ta.ma mai giunta neppure a un progetto di fattibilità. Un grande parco giochi localizzato nella piana fiorentina e dedicato ai bambini dell'area vasta è un'altra aspirazione che la città richiede da tempo senza vedere alcuna risoluzione concreta. E ormai passato ben più di un secolo da quando l'architetto Giusep­pe Poggi ridisegnò con eccellente capacità e creatività la nuova Fi­renze capitale. Da allora, purtroppo, dei tanti progetti presentati ben pochi sono stati realizzati e la nostra città rimane sempre più preda di un turismo banale, di un degrado insopportabile e di un continuo depauperamento dei beni culturali che testimoniano la sua splendi­da storia.



I DEHORS, I PACCHIANI "SALOTTI" DELLE TRATTORIE FIORENTINE


di Giovanni Malanimo.
Ritorno  ancora una volta, anche sollecitato dal direttore Gian­ni Conti, su un argomento relativo al decoro degli spazi pub­blici: vie e piazze di questa città. Sulla volgare crescente occu­pazione dei luoghi, anche i più prestigiosi e sensibili a qualsiasi intru­sione. I salotti buoni di Firenze e quindi dei fiorentini sono diventati gli stessi dei vari gestori, e proprietari di locali per la ristorazione. Per camuffare il tutto è stata usata una accattivante parolina esotica: l'av­verbio francese dehors (fuori), per indicare quelle strutture che vanno dalle semplici pedane recintate, ai più ingombranti gazebo, fino a ve­re e proprie costruzioni in acciaio e vetro. Piazza San Giovanni, piaz­za della Signoria, piazza della Repubblica, tre luoghi simbolo della cit­tà, sono stati letteralmente invasi da queste strutture.
In piazza San Giovanni, a nord del Battistero, è stata occupata quasi l'intera carreggiata stradale, tanto da limitare la mobilità dei nume­rosi pedoni, in gran parte turisti. Saremmo quasi tentati di rimpian­gere il fatto che da lì non ci sia passata la tranvia. In piazza della Si­gnoria, su i due lati che fronteggiano il Palazzo Vecchio, di anno in anno stanno avanzando i tavolini, giunti ormai fino a metà piazza. Mi domando il motivo per cui sia stata fatta la proposta, interessan­te, di riquadrarla in campiture di cotto; per l'uso che se ne fa tanto vale lasciarla cosi com'è. In piazza della Repubblica, che ricalca l'an­tico foro romano, tra l'altro la più deputata a ospitare queste strut­ture che fino a oggi convivevano piacevolmente con quel luogo libe­rato da tempo dal traffico, sono stati realizzati sul suolo pubblico dei veri e propri "edifici" di acciaio e vetro, costruiti quasi in concorren­za con quelli che perimetrano la piazza. Chissà cosa direbbero gli sto­rici personaggi frequentatori delle Giubbe Rosse. Tralasciamo, per carità di patria e per non abusare della pazienza dei lettori, tutte le al­tre piazze e strade nelle solite condizioni, che concorrono anch'esse al generale degrado della città, dove talvolta questi interventi costi­tuiscono anche un intralcio alla sicurezza della circolazione.
Avevamo sperato che la nuova "cultura dei vuoti" e la solerzia con cui si è fatta "piazza pulita" di alcuni luoghi prestigiosi, fosse stata real­mente tale. Evidentemente ci eravamo sbagliati. Questi vuoti sono stati rapidamente riempiti nel modo in cui abbiamo visto. Una sor­ta di megamangificio dove regna sovrana lei: la pizza. Ma dove si so­no rifugiati, oltre all'amministrazione comunale, l'organo di tutela ambientale come la Soprintendenza? Forse è giunto il momento di ripensare questa politica con un po' più di misura e attenzione, ma soprattutto di rispetto per questi luoghi unici al mondo.

venerdì 22 giugno 2012


DESIGN E QUALITÀ URBANA: IL PROGETTO DEI DEHORS



di Massimo Ruffìlli   
     
L'idea del sindaco Matteo Renzi e del vicesindaco Dario Nardella di bandire un concorso internazionale di idee, per stabilire ti pologie e soluzioni progettuali dei cosiddetti dehors da adotta­re e realizzare nel centro storico fiorentino, ha avuto una risoluzione de­cisiva e la città comincia ad avere sotto gli occhi le prime realizzazioni. I concorsi di idee sono sempre la strada migliore da percorrere per svi­luppare un dibattito, una riflessione collettiva, un percorso mirato a ottenere la qualità e le soluzioni più opportune. Il concorso, bandito specialmente per decidere proposte di arredo urbano in una città d'ar­te, è utile anche per poter vagliare soluzioni d'avanguardia e anche pro­getti radicali, che i designer di tutto il mondo vengono a proporre. Una città come Firenze con il delicato equilibrio ambientale del suo cen­tro storico non si può permettere un'anarchia di tende, seggiole e tavo­lini che ostentino selvaggiamente le più disparate fogge e dimensioni. D'altra parte, la storia del design fiorentino è nota a livello interna­zionale per il movimento del design radicale degli anni Settanta. Al­lora, Andrea Branzi con il gruppo Archizoom Associati, sosteneva il filone "città senza architettura". Adolfo Natalini con il gruppo Su-perstudio ricercava una architettura senza città. Lapo Binazzi e il grup­po Ufo sosteneva il concetto di progettare oggetti senza architettura. 1 radicali, anziché ragionare secondo le scale tradizionali dell'urbani­stica, dell'architettura e del design affrontavano il progetto della cit­tà ricercando nel vuoto urbano una strategia per un nuovo modo di progettare e costruire.

L'idea era che la qualità dello spazio urbano dovesse essere ricercata nei servizi, nella valorizzazione del bello e nell'interscambio virtuoso con le altre discipline che la cultura del design aveva valorizzato: il marketing, il turismo, la moda, l'arte antica e contemporanea.

Dal punto di vista della cultura del design, dunque, l'operazione inten­tata ci appare corretta. Il concorso di idee è sempre la storia migliore. Anche attraverso queste premesse si è pervenuti a scegliere una soluzio­ne sobria, armonica, di impatto minimo e trasparente. Così piazza del­la Signoria ci appare, con queste nuove pedane, vuota e ben articolata, anche se gremita di folle di turisti. Le vasche trasparenti e gli ombrello­ni di foggia tradizionale e di colore ocra come le facciate dei palazzi ben si integrano con l'architettura preminente degli edifici del centro. L'imposizione di una unificazione rigorosa è risultata fondamentale ai fini del successo dell'iniziativa. Appare infatti sempre più stimo­lante il rapporto dei nuovi allestimenti con le vecchie strutture per le quali venivano adattati i materiali più vari: dall'alluminio anodizza­to, al ferro battuto, dal legno alla plastica, con coperture di tutti i ti­pi, ad arco a tettoia inclinata a voltine ecc., senza rispettare il valore del vuoto urbano delle piazze storiche fiorentine. È diventato impellente non dimenticare il concetto di unificazione dello standard prescelto. Meno spazio si lascia alla interpretazione dei singoli esercizi e meglio risulta l'immagine finale del disegno urbano. Il concetto di "impatto volumetrico e invasivo" nelle piazze del cen­tro storico deve essere considerato come elemento prioritario. La so­luzione in effetti prevede aree delimitate da transenne, vetrate leggere e trasparenti senza orpelli, senza grafiche o decorazioni ridondanti. L'u­nico elemento che si ripete è il marchio della città: il giglio rosso che veicola ed assembla materialmente il concetto di soluzione unitaria. Lo Urban quality  design è il filone della disciplina che studia questo tipo di progettazione che affronta la tematica alla scala dell'allesti­mento urbano, oggi sempre più rivolto alla eco compatibilità ed alla eco sostenibilità ambientale.

Firenze è destinata ad assolvere sempre di più al suo ruolo preminente di meta d'eccellenza del turismo internazionale. L'evoluzione o invo­luzione, che dir si voglia, del turismo non è e non può essere stata, negli ultimi anni, orientata tanto alla qualità, quanto piuttosto alla quantità. È innegabile che la domanda si orienta e si orienterà sem­pre di più verso un turismo di massa, anche se permarranno delle nic­chie riservate al turismo definito d'altra gamma. Lo si voglia o no, dunque, resta la tendenza di un turismo di grandi flussi. La realtà infatti è che immensi paesi come la Russia, l'India e la Ci­na porteranno nuovi ed imponenti flussi di visitatori nella nostra cit­tà. La qualità dei servizi si dovrà basare sempre di più sulla omoge­neità degli stessi con soluzioni tecnologiche avanzate, ma con altret­tante soluzioni formali di buon gusto, unificate e coerenti con l'alta qualità e gli standard elevati che la città di Firenze dovrà sempre essere  in grado di offrire ai suoi visitatori, anche se arriveranno a frot- |
te sempre più numerose e frettolose.





Appare infatti pleonastico ritornare alle immagini di un nostalgico turismo d'elite. Il turismo internazionale di questo inizio di terzo millen­nio ci appare costituito da grandi masse, tuttavia ben informato dagli      alti standard della comunicazione telematica e molto intenzionato e mo­tivato a visitare Firenze e a coglierne gli aspetti universalmente ricono­sciuti salienti e caratterizzanti: una città di storia, di cultura e di arte.   La ricettività di questi flussi turistici è dunque un aspetto fonda­mentale, anche se la prolificazione dei dehors può creare problemi anche in relazione alla loro dimensione planimetrica e alla loro loca­lizzazione in prossimità dei monumenti del centro storico. È da osservare, a questo proposito, che il valore dei differenti beni culturali si differenzia di piazza in piazza. Piazza del Duomo è la me­ta principale dei turisti e il perimetro della cattedrale, privo ormai del traffico veicolare, ben si presta alla contemplazione della grande ope­ra architettonica da ogni lato. Ben vengano dunque i dehors, se ben posizionati e calibrati nel rapporto con la vista e il rispetto delle im­magini prospettiche monumentali.

Per quanto riguarda invece la parti absidali e laterali della cattedrale, si impone urgentemente un tempestivo intervento di restauro e di puli­tura delle facciate che appaiono da lunghi anni in stato di abbandono e degrado. Per quanto riguarda piazza della Repubblica - la piazza ot­tocentesca, definita "il salotto di Firenze", porta di accesso alle strade dello shopping e del più elegante centro commerciale fiorentino - i dehors vi sono installati da sempre in ogni lato ma si presentano dis­omogenei e molto impattanti. I bar, che testimoniano una storia e una tradizione d'eccellenza, non devono apparire all'esterno come una se­quenza di padiglioni scompagnati con una varietà di coperture e di so­stegni strutturali di varie dimensioni con accostamenti cromatici e di materiali tutti differenti. Anche in questa piazza, meno monumenta­le e più commerciale, si impone una progettazione il più possibile uni­taria e l'adozione di pedane e coperture meno ingombranti, rivolte al­la sobrietà e all'armonia, il più possibile coerenti alle installazioni leg­gere previste per tutti gli altri dehors del centro storico fiorentino. Per piazza della Signoria infine, come abbiamo già detto precedente­mente, le nuove vasche trasparenti e gli ombrelloni di fogge tradi­zionali e unificate conferiscono all'insieme un'immagine armonica e integrata che può fungere da modello per tutte le altre installazioni del centro storico.



Massimo Ruffilli Professore Ordinario Università di Firenze  Design



Tratto dalla Rivista mensile “Il Governo delle idee” diretta da Gianni Conti

(giugno2012)
















domenica 10 giugno 2012


Firenze 8 giugno 2012

                                              

Comunicato Stampa



VINCENZO D’ANGELO ELETTO VICE PRESIDENTE NAZIONALE VICARIO

DELL’ANLA (ASSOCIAZIONE NAZIONALE SENIORES D’AZIENDA)



               Nell’assemblea associativa del 6 giugno a Roma, il Prof. Dr. Antonio Zappi, già Amministratore Delegato della SIP, è stato eletto Presidente Nazionale dell’Anla.

            E’ stato anche eletto Vice Presidente Nazionale Vicario il Maestro del Lavoro Dr. Vincenzo D’Angelo attuale Presidente Regionale dell’Anla Toscana.

           
            “Occorre rilanciare – ha detto D’Angelo – nell’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà fra le generazioni la grande valenza di alcuni valori spirituali e sociali che caratterizzano il mondo del lavoro: onestà, fedeltà e professionalità dei quali è sempre necessario saper tener conto nelle varie  realtà operative, qualunque sia la rispettiva dimensione e natura”


            L’Anla, nata nel 1949, vanta oltre 50 sedi regionali e provinciali, 9 gruppi aziendali nazionali, 195 gruppi aziendali locali, per un totale di circa 100.000 soci in tutta Italia, dei quali oltre 5.000 in Toscana. Ne fanno parte tutti i cittadini in servizio attivo o in quiescenza, che, condividendone gli ideali e le finalità, intendono partecipare alle iniziative associative a difesa dei diritti e della dignità dell’anzianato di lavoro.

             La sede del Consiglio Regionale dell’Anla della Toscana è a Firenze, in via dei Neri, 27 (sederegionaletoscana@anla.it)


                                                              UFFICIO STAMPA ANLA

     





















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