giovedì 14 gennaio 2016

SEMINARIO 28 febbraio 2016


                                                       

IL CONTRIBUTO DEGLI INSEGNANT I ALLO SVILUPPO E AL BENESSERE

DEGLI ALUNNI OLTRE ALLE COMPETENZE ACCADEMICHE

 
SEMINARIO DI AGGIORNAMENTO PER LE SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE DI PRIMO GRADO

 

Sabato 20 febbraio 2016 – ore 9.00


 
BIBLIOTECA DELLE OBLATE

                                                                                        Sala conferenze, Via dell’Oriuolo 24 - Firenze
(ore 8.30 ) Accreditamento partecipanti

(ore 9.00) Saluti  

Cristina Giachi  

Vicesindaca e Assessora all’Educazione del Comune di Firenze 

 
Gioietta Pietroniro

 
Vicepresidente dell’ Associazione “Firenze Magnifica”

  Interventi: 

B. Brogi, K. Campaert, L. Mundula, V. Angelini
(ore 9.30) Prima sessione  

       Cosa significa essere una persona  “significativa” per gli alunni   
       Quali effetti di una buona relazione insegnante-alunno sul benessere dell’alunno                     (ore 10.45-11.00) Pausa

(ore 11.00) Seconda sessione

 
       Il grado di supporto offerto dagli insegnanti e l’incidenza del bullismo 

 
       Lo psicologo a scuola: quali servizi può offrire agli insegnanti 
(ore 12.00) Dibattito  

(ore 12.45) Conclusioni:                          Gioietta Pietroniro

        Per iscrizione: firenzemagnifica@gmail.com
Ai partecipanti verrà rilasciato l’attestato di partecipazione

Seminario gratuito organizzato dall’Associazione Culturale No Profit “Firenze Magnifica”  con il patrocinio del 
e  in collaborazione con la rivista “Il Governo delle Idee”, l’Associazione senza scopo di lucro “Oltre il Giardino”

e il           del  Comune di Firenze

mercoledì 13 gennaio 2016

SEMINARI   2016
Il Settore scuola dell’ Associazione “Firenze Magnifica” apre la programmazione 2016 di aggiornamento didattico-educativo per tutti gli operatori del mondo della scuola, per quanti si preparano ad entrarvi e per i genitori.
Vi inviamo il volantino del primo seminario, tutti gli Istituti Comprensivi delle scuole Primarie e Secondarie di primo grado lo riceveranno dall’Assessorato all’Educazione del Comune di Firenze e dal C.R.E.D. di Firenze.

L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune di Firenze in collaborazione con l’Associazione “Oltre il Giardino” e il C.R.E.D. fiorentino.
Condurranno il seminario tre psicologhe, con l’appoggio di un’insegnante esperta in DSA e didattica.
Come sempre l’incontro è gratuito ed ai partecipanti verrà rilasciato l’Attestato di partecipazione.
Raccomandiamo agli interessati di iscriversi quanto prima, possibilmente entro il 10 febbraio 2016 per esigenze organizzative, inviando un’e-mail al nostro indirizzo:


indicando il proprio nome e cognome, scuola di provenienza ed indirizzo e-mail (solo se diverso da quello dal quale si scrive), per eventuali ulteriori comunicazioni sul seminario. 
Per qualunque altra informazione non esitate a contattarci.
Cordiali saluti,

Gioietta Del Bianco Pietroniro – Vicepresidente, Responsabile Settore scuola 

 

sabato 26 dicembre 2015

ASSEMBLEA soci 18 dicembre 2015

FIRENZE
Assemblea - presentazione  del programma  dell'associazione anni 2016-2017
Firenze Magnifica
18 dicembre 2015





mercoledì 18 marzo 2015

 
Convegno


“Il bullismo e l’educazione al riconoscimento

dell’altro”


Saluti:



Cristina Giachi


Vicesindaca e Assessora all’Educazione del Comune di Firenze

1ª Sessione: (9,15 – 10,45)

Grazia Sestini – Garante per l’infanzia e l’adolescenza



Toscana

La lettura del fenomeno e gli strumenti di contrasto.


Rossella Certini – Associato in pedagogia generale Università



di Firenze

Educare alla responsabilità del tu.
Ersilia Menesini – Ordinario in psicologia dello sviluppo e



psicologia dell’educazione Università di Firenze

Il ruolo degli osservatori nella dinamica del bullismo.

Pausa


2ª Sessione: (11,00 – 13,00)

Davide Dettore – Associato in psicologia clinica Università di Firenze




Il bullismo nelle diversità di genere.


Angela Lombardelli – Psicologa del Centro di Solidarietà di Firenze


I Campanelli d’allarme nel comportamento. CSF Onlus
Mariarita Bartalucci – Grafologa dell’età evolutiva




Il bullismo tra violenza e sofferenza. L’apporto della grafologia.


Spazio discussione

Moderano: Valeria Angelini e Gioietta Del Bianco Pietroniro





Sabato, 7 marzo 2015

ore 9,00 - 13,00



Sala Conferenze - Biblioteca delle

Oblate

Via dell’Oriuolo,26 - Firenze
Convegno gratuito organizzato

dall’Associazione Culturale No Profit

“Firenze Magnifica”, in collaborazione

con ”Associazione Grafologica Italiana”,

“Centro di Solidarietà di Firenze” e la

rivista “Il Governo delle Idee”,



INFO:

firenzemagnifica@gmail.com

http://firenzemagnifica.blogspot.it

Ai partecipanti verrà rilasciato l’attestato di partecipazione

martedì 3 febbraio 2015

L'Associazione "Firenze Magnifica" spera di farVi cosa gradita nel comunicarVi il calendario dei prossimi eventi.


Seminario di Formazione e Aggiornamento:
"Il bambino adottato e la scuola"
Sabato 21 febbraio 2015 ore 8,45 - 13,00
Sala di Firenze Capitale- Palazzo Vecchio, Firenze

IL SEMINARIO E' A NUMERO CHIUSO. Le richieste dei partecipanti saranno accolte in ordine di ricezione fino ad esaurimento posti.


Convegno:
"Il bullismo e l'educazione al riconoscimento dell'altro"
Sabato 7 marzo 2015 ore 8,45 - 13,00
Sede da definire 

In entrambe le occasioni saranno rilasciati gli attestati di partecipazione. La sede del convegno sarà comunicata al più presto, alla comunicazione della sede allegheremo anche il manifesto.

Per confermare la propria presenza è sufficiente specificare nell'e-mail di risposta nome, cognome, indirizzo e-mail (se diverso da quello del mittente), scuola di provenienza (solo per i docenti).

lunedì 26 gennaio 2015




FIRENZE, CITTÀ CAPITALE DELLA BELLEZZA di Massimo Ruffilli
 

Centocinquanta anni sono passati e la nostra città, che Philip­pe Daverio e altri osservatori attenti definiscono "assopita", si appresta a rievocarne l'anniversario. Ma a chi si domanda do­ve sono andati a finire quegli spiriti irrequieti che stavano costruen­do l'unità nazionale, i patrioti del caffè Michelangelo, i pittori della macchia, i letterati come il Lorenzini e il Manzoni, i collezionisti co­me lo Stibbert, i politici come il Ricasoli e il Peruzzi, viene da ri­spondere oggi con Matteo Renzi e la sua giovane squadra d'assalto. Firenze produce sempre personaggi d'avanguardia che influenzano la società. Dunque, questo non avveniva solo in quegli anni decisivi per l'Italia unita, ma avviene ancor oggi nell'Europa della grande crisi economica. Vi è un aspetto, che più d'ogni altro caratterizza, senza se e senza ma, il carattere della città. Un aspetto che non viene mes­so in discussione da nessuno e che riassume in se stesso la vera ani­ma di Firenze: la bellezza.

Questa città è bella. E un dato oggettivo. Siamo circondati dalla bel­lezza. Ci pervade, ci accompagna, ci fa innamorare, ci fa godere. Vit­torio Sgarbi, che è uno dei pochi autori fermamente convinto dell'og­gettività della bellezza e sulla quale ha scritto numerosi libri, sostiene che alla bellezza ci si avvicina per passione, per istinto, per amore.

Larte è uno dei potenti promotori della bellezza. L'arte che viene go­duta visceralmente, emotivamente. Firenze provoca emozioni, godi­mento, sensazioni irripetibili. La bellezza si gode attraverso i sensi, so­stiene Sgarbi, non si fruisce solo razionalmente, ma si vive con pas­sione e la si gode sia che essa appartenga a una donna, a un'opera d'arte o addirittura a una città. Dunque Firenze, "la città sul monte", come la definiva Giorgio La Pira, Firenze che rimane la città capitale della bellezza, dell'arte che vince lo spazio e il tempo, che non si consuma

 e non passa di moda e che si aggiorna quotidianamente attraverso una costante azione di tutela che resta tutt'ora all'avanguardia nel mondo. Ma la città d'arte non deve essere soltanto tutelata, deve essere go~ dura e «proprio dalla possibilità del suo godimento può trarre il mi­glior beneficio economico».

Certo, il mondo cambia e la società si evolve. Il turismo di élite del­l'Ottocento, con la borghesia e l'aristocrazia europea e americana che comprava le ville fiesolane definite dal bel libro di Alessandro Pana­jia «esilio di bellezza», oggi non si percepisce più come allora.

Tuttavia la bellezza non perde la sua attualità nemmeno nell'epoca del turismo di massa e della città contemporanea.

Firenze, sostiene ancora Philippe Daverio, è diventata un grande duty free, un "turistodromo" cosmopolita e assolutamente straordinario nella sua peculiarità.

Certo vi è una notevole differenza tra i Demidoff e i turisti russi di oggi, così come vi è differenza tra gli "anglo-beceri" come Berenson, Rockefeller o Wright, e le torme di studenti americani che schia­mazzano in via de' Benci e in Santa Croce.

Ma questo non cambia il senso del concetto di bellezza che caratte­rizza indissolubilmente la nostra città. Mark Twain ebbe a definire il panorama di Firenze come «l'immagine più bella del pianeta, la più incantevole a guardarsi, quella che appaga gli occhi e lo spirito».

È in questa città che sono nati i movimenti d'avanguardia artistica più importanti del Novecento. Da Ardengo Soffici a Mino Maccari, da Marinetti a Papini nello storico caffè delle Giubbe Rosse.

Dunque, anche se oggi Firenze ha «cambiato i parametri della pro­pria internazionalità» non ha ancora perduto la sua caratteristica spe­cificità che l'ha resa tanto famosa nel mondo: la sua bellezza.

L'Italia, quella che oggi attraversa una grave crisi economica, era di­ventata, nel dopoguerra, una delle principali potenze industriali del mondo. La ragione vera di questo che venne definito "il miracolo eco­nomico" era, tuttavia, da attribuire a una particolare caratteristica che John Kenneth Galbraith, alla Harvard University aveva così definito: «L'Italia ha incorporato, in tutti i suoi prodotti, una componente es­senziale di cultura e, pur avendo infrastrutture molto carenti e com­ponenti amministrative e politiche non rilevanti, può vantare, nel pro­prio standard di vita, una eccezionale quantità di bellezza. Così, pii che l'indice economico del Pil, nel futuro, il livello della bellezza di­venterà sempre più decisivo per indicare il progresso di quella società».

Massimo Ruffilli , Presìdente Automobil Club

Tratto da  : IL GOVERNO DELLE IDEE    diretto da Gianni Conti  Mensile  n. 128

venerdì 31 ottobre 2014

DEMOCRAZIA SOGNO PROIBITO O REALTA' OPERANTE ? '

DEMOCRAZIA:
SOGNO PROIBITO O REALTÀ OPERANTE?
di Delfo Del Bino
Tutto mi aspettavo, ma non di essere costretto a constatare che nel terzo millennio, alla fine del funesto «secolo breve» ci fosse ancora tanta incertezza interpretativa sul reggimento politico di una nazione, universalmente conosciuto col nome di Democrazia. Tornando a riflettere sul pensiero di uno tra i primi intellettuali che si sono interessati di questa forma di governo, cito nuovamente Ale¬xis de Tocqueville e il suo primo taccuino, La democrazia in Ameri¬ca. Orbene, detto autore paventa il pericolo che alla dittatura impo¬sta da una persona fisica, se ne possa sostituire un'altra non meno per¬niciosa, la dittatura della maggioranza da lui minacciosamente indicata quale «tirannide della maggioranza».
E qualcosa di più di un dubbio, sicché a tal proposito scrive: «Io con¬sidero empia e detestabile questa massima, secondo la quale, in ma¬teria di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tut¬to. Nondimeno, pongo nella volontà della maggioranza l'origine di tutti i poteri. Sono forse in contraddizione con me stesso?».
Il nostro Alexis sembra turbato da un dilemma: per un verso trova corretto che le decisioni di vertice siano conseguenza di una volontà, quella della maggioranza; per un altro verso, ritiene non sia lecito che "tutti" i poteri debbano trarre unica origine nella volontà della mag¬gioranza. Esemplificando - era un esempio venutomi in mente quan¬do appoggiato sulla spalletta dell'Arno, conversavo con un amico - se cinque amici attraversano l'Arno sul Ponte Vecchio e, a un certo punto, quattro di essi decidono di prendere il quinto, sollevarlo e get¬tarlo nel fiume, compiono un atto che, sotto il profilo della demo¬crazia dei numeri, non fa una piega, ma è del tutto inaccettabile sot¬to quello della correttezza sostanziale. Ciò significa che la democra¬zia non può limitarsi a essere un problema di maggioranze e di minoranze, ma anche e soprattutto di correttezza e di giustizia so¬stanziali. In altre parole non basta che le decisioni siano assunte dal¬la maggioranza espressa attraverso una votazione, ma è necessario che quanto viene votato non leda i principi di equità e di giustizia indi¬cati dalla legge.
Sintetizzando: una società per aspirare a essere considerata autenti-camente democratica, prima di tutto deve essere una società giusta nei diritti e nei doveri dei suoi cittadini.
Proprio per tali considerazioni il nostro Alexis de Tocqueville viene assalito da forti dubbi. Ai quali reagisce subito dopo, tanto che al suo scritto aggiunge: «Esiste una legge generale che è stata fatta, o perlo¬meno è stata adottata, non solo dalla maggioranza di questo o quel popolo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini: questa legge è la Giustizia».
Tocqueville ripone quindi nella Giustizia, ovvero nelle leggi dello Sta¬to, il punto di equilibrio in grado di impedire che la maggioranza, qualsiasi maggioranza, possa trasformarsi in tirannide.
Cos'era la Giustizia da lui invocata quale uomo dell'immediato pe-riodo post rivoluzionario e post napoleonico, se non quel complesso di regole in cima alle quali sta il trinomio che le sintetizza e ci am¬monisce, ovvero quella combinazione di valori che ne esprime la sin¬tesi? La Libertà, l'Uguaglianza e la Fraternità a suo tempo in gran par¬te raccolti in quel documento che il 16 agosto 1789, fu approvato dal¬l'Assemblea nazionale francese sotto il tiolo di Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Si tratta di valori universali, ed è da questi valori che derivano, scritti in un modo o in altro, alcune regole auree. Inseri¬sco, a mo' di esempio, l'articolo z e 3 della Costituzione della Re¬pubblica Italiana:
Art. z: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili del¬l'uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».
Art. : «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali da-vanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di reli¬gione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali».
Che la democrazia del numero non costituisse titolo sufficiente on-de uno Stato fosse dichiarato democratico, era già stato provato dal fatto che al numero hanno fatto ricorso un po' tutti, ivi compreso il totalitarismo fascista il quale, nel suo Gran Consiglio, metteva in evi

denza proprio i numeri, tanto che, a causa dei numeri, il 25 luglio del
1943 pose fuori corso nientemeno che il suo duce, da oltre venti an
ni suo capo carismatico.
Stabilito così che la democrazia del numero, altro non è che derno
crazia apparente e non sostanziale, tendenzialmente portata a tra
sformarsi in tirannia della maggioranza, a maggior ragione non può
essere accettato che tale forma di tirannia venga fatta propria dalla
minoranza.
Se per ovviare alla tirannide della maggioranza è necessario ricorrere
alle leggi che hanno da essere giuste, come si possono comprendere
fatti clamorosi quale quello di una minoranza che, per impedire le
procedure parlamentari poste in essere dalla maggioranza, ricorre al
l'ostruzionismo sottoponendo alla Presidenza del Parlamento nien
temeno che - cento più, cento meno - ben ottomila proposte di
emendamento?
Se non è giusto che la maggioranza possa trasformarsi in tirannide, è
giusto che le sue legittime attese debbano essere frustrate da mano
vre ostruzionistiche che impediscano al Parlamento di svolgere i pro
pri lavori e alla maggioranza di svolgere il proprio mestiere?
L’interrogativo è aperto e attuale: attende una risposta, alla luce dei concetti e degli aggettivi più recentemente formulati e attribuiti al sostantivo Democrazia. Infatti per Democrazia non deve intendersi solo e unicamente quella forma di governo in grado di sostituire i protagonisti della politica in modo pacifico) in base all'aggiorna¬mento dei meccanismi procedurali, ma anche per il clima di reci¬proco rispetto nel quale le battaglie politiche si svolgono. Un clima che esclude il ricorso a qualsiasi atto di violenza rivoluzionaria.
Non si deve intendere cioè - come si è visto in precedenza - nem¬meno quella forma di governo in cui la maggioranza è legittimata a fare tutto quello che vuole, con ciò trasformando il governo stesso in una vera e propria dittatura della maggioranza.
I pericoli in tal senso sono molti. Nelle democrazie dei nostri tempi, molte sono le scelte che pretendono conoscenze approfondite e con¬sapevoli degli argomenti in discussione, tanto da non essere alla por¬tata di gran parte degli elettori di base. Appare pertanto giusto che si ponga rimedio mediante una delega da affidare a colui o coloro che sono esperti dei particolari problemi e, allo stesso tempo, godano del¬la fiducia degli elettori di base. Se tutto ciò appare corretto, il Parla¬mento dovrebbe essere composto di delegati che godono la fiducia di tutto il corpo elettorale. Assai minore è la legittimità della pretesa di escludere dalla scelta dei propri rappresentanti il contributo dell'e¬lettore di base, ovvero di colui che lo dovrà sostituire in Parlamento e proprio nelle scelte pii difficili. Non ho difficoltà a considerare una tale imposizione un vero e proprio attentato alla Democrazia. Spia¬ce che alcuni partiti, ma soprattutto alcuni uomini politici, assuma¬no atteggiamenti tanto sventuratamente negativi. Qualcuno dirà che ciò viene obbligatoriamente fatto proprio quando la sua accettazio¬ne sia divenuta condizione necessaria per dare attuazione alla forma¬zione di una maggioranza che consenta di mettere in moto i mecca¬nismi decisionali di una democrazia. La quale. viene, a quanto pare, apprezzata pii per la capacità di essere attiva, piuttosto che per il se¬gno politico della sua attività.
In questo sventurato caso vi è di mezzo una situazione che pone il nostro Paese di fronte a un guado sul quale spirano venti violenti di crisi che non lasciano intravedere tempi di quiete. Voglio solo spera¬re che la maggioranza oggi in formazione abbia la fortuna di atte-nuare la forza di tali venti di crisi e che il Paese possa riprendere il proprio cammino con a fianco una classe politica all'altezza dell'in¬telligente operosità dei propri abitanti.
Delfo Del Bino, architetto