Sarà presentato venerdì 5 aprile alle 21,15 a Bagno a Ripoli, presso il circolo
ARCI via Roma ,124 il libro di Mario
Giordano “Regalami una poesia”. Si tratta della seconda opera dello scrittore
toscano che vive ad Olbia con la moglie Danila Piu, originaria di Gavoi. Il
libro sta facendo il giro dell’Italia . E’ già stato, presentato in numerosi
paesi . Il libro è accompagnato da una mostra di quadri. “Ottanta immagine che
camminano con il libro” spiega l’autore. Una mostra particolare, unica nel suo
genere, composta da fotomontaggi, foto e disegni, organizzata e realizzata da
Danila Piu. Libro e mostra seguono un percorso terapeutico cominciato dalla
coppia nel 2010 quando Giordano scrisse il suo primo libro: “Una storia, il
miracolo di una poesia”. Nel 2007 a Danila Piu è stata diagnosticata la
sclerosi multipla. “Dal giorno è cambiata la nostra vita – racconta lo
scrittore – e proprio per affrontarla abbiamo scelto la strada dei colori e della
scrittura, che hanno migliorato e dato sollievo a Danila. La mostra e il libro
sono la testimonianza di questa terapia, di questo miracolo”.
sabato 2 febbraio 2013
domenica 27 gennaio 2013
Firenze, 22 gennaio 2013
Ogni poeta può inviare tre liriche dattiloscritte, in quattro copie, di cui una sola debitamente firmata, comprensiva delle generalità, dell’indirizzo, dei recapiti telefonici e dell’eventuale indirizzo di posta elettronica.
Le
liriche, ciascuna non superiore a trenta versi, dovranno pervenire alla sede
ANLA entro il 30
Marzo 2013.
Il contributo d'iscrizione è
fissato in Euro 20,00, da spedire o
consegnare assieme ai dattiloscritti a:A.N.L.A. - Consiglio Regionale Toscana
Via dei Neri, 27 - 50122
Firenze
La
cerimonia di premiazione dei finalisti si terrà nel mese di Maggio 2013.
LA
SEGRETERIA A.N.L.A.
giovedì 13 dicembre 2012
mercoledì 8 agosto 2012
LA CITTÀ
DEI PROGETTI IRREALIZZATI
di Massimo Ruffilli
Il piano regolatore del 1962 di
Edoardo Detti aveva tracciato i contorni di una nuova città.
Una città che in realtà era una vasta area urbana che riuniva quelle che oggi
sono diventate tre province: Firenze, Prato e Pistoia.
Vi era indicata una viabilità di scorrimento veicolare veloce denominata
"asse attrezzato" che eliminava il laccio ferroviario di Campo di
Marte, un aeroporto baricentrico ben orientato a ovest, nella zona di San
Giorgio a Colonica presso Campi Bisenzio, un grande centro direzionale
denominato "Porto di Firenze" nell'area a nordovest della città e un
sistema di trasporti su ferro tra alta velocità e metropolitana, tutto
prevalentemente ubicato nel sottosuolo. I piani regolatori sono fatti per dare
le linee di indirizzo progettuale allo sviluppo delle città ma, nel nostro
caso, il piano del 1962, portato peraltro a esempio e a modello delle
discipline urbanistiche in Italia e all'estero, non ha sortito questo esito,
anzi, a distanza di tanti anni, possiamo riscontrare che quelle linee di
indirizzo progettuale, così bene indicate e descritte nel Piano regolatore, non
solo non sono state rispettate, ma hanno ottenuto l'esito e l'effetto
contrario. L'area metropolitana non si è unita, quanto semmai divisa,
l'"asse attrezzato" non è stato realizzato. Il laccio ferroviario si
è rafforzato in superficie chiudendo anche le strade che si potevano percorrere
con i passaggi a livello. L'aeroporto a San Giorgio non si è
fatto, così come non si è realizzato il centro direzionale. La metropolitana
che univa le città non si è realizzata e al suo posto vi è attualmente
soltanto una tranvia per Scandicci: tralasciamo il resto perché il discorso ci
porterebbe lontano.
Ma abbandoniamo la scala urbanistica e passiamo ai
progetti più minuti, quelli che interessano la città in scala più ridotta.
Ludovica Zarrilli sul «Reporter» dell'Aprile del 2012
fa una carrellata di progetti minori, un «viaggio tra le idee e proposte che
non hanno mai visto la luce a Firenze». Proposte che, se si fossero realizzate,
avrebbero già dato un nuovo volto alla città, più vivibile e affascinante. La
redattrice parte dalle proposte più recenti: la pavimentazione in cotto di
piazza Signoria. Quando il sindaco Renzi è tornato a proporre questa soluzione
che sicuramente avrebbe dato una nuova, bella immagine a questa splendida
piazza-salotto visitata ogni anno da ben venti milioni di turisti, pur
definiti "mordi e fuggi", in nome di un turismo frettoloso e
distratto. Le polemiche sono scoppiate in modo così fragoroso che il progetto
è stato accantonato subito, in fretta e furia.
La loggia, all'uscita degli Uffizi, in piazza del Grano, con il progetto
vincitore del concorso, del grande architetto giapponese Arata Isoza-ki, si è
arenato da diversi anni fra le polemiche e i pareri a favore e contro espressi
da esperti, sovrintendenti e politici, col risultato che non se n'è fatto di
nulla.
La facciata di San Lorenzo, progettata e iniziata da Michelangelo e mai
completata, è un altro progetto-idea caro a molti fiorentini, tra i quali il
sottoscritto, che non riesce a trovare una soluzione definitiva, tantomeno
provvisoria, effimera o temporanea. Il progetto, più volte rilanciato da
Eugenio Giani, di collegare il Forte Belvedere con la parte bassa del centro
storico con un sistema di scale mobili è un'altra proposta assolutamente
condivisibile e di buon senso, ma che non ha mai avuto una realizzazione
concreta e nemmeno una progettazione esecutiva.
Un sistema di battelli per il turismo fluviale sull'Arno per riportare
navigazione sul fiume di Firenze è un'altra proposta spesso reitera-ta.ma mai
giunta neppure a un progetto di fattibilità. Un grande parco giochi localizzato
nella piana fiorentina e dedicato ai bambini dell'area vasta è un'altra
aspirazione che la città richiede da tempo senza vedere alcuna risoluzione
concreta. E ormai passato ben più di un secolo da quando l'architetto Giuseppe
Poggi ridisegnò con eccellente capacità e creatività la nuova Firenze
capitale. Da allora, purtroppo, dei tanti progetti presentati ben pochi sono
stati realizzati e la nostra città rimane sempre più preda di un turismo
banale, di un degrado insopportabile e di un continuo depauperamento dei beni
culturali che testimoniano la sua splendida storia.
I DEHORS, I PACCHIANI
"SALOTTI" DELLE TRATTORIE FIORENTINE
di Giovanni Malanimo.
Ritorno ancora una volta, anche sollecitato dal
direttore Gianni Conti, su un argomento relativo al decoro degli spazi pubblici:
vie e piazze di questa città. Sulla volgare crescente occupazione dei luoghi,
anche i più prestigiosi e sensibili a qualsiasi intrusione. I salotti buoni di
Firenze e quindi dei fiorentini sono diventati gli stessi dei vari gestori, e
proprietari di locali per la ristorazione. Per camuffare il tutto è stata usata
una accattivante parolina esotica: l'avverbio francese dehors (fuori), per indicare quelle
strutture che vanno dalle semplici pedane recintate, ai più ingombranti gazebo,
fino a vere e proprie costruzioni in acciaio e vetro. Piazza San Giovanni,
piazza della Signoria, piazza della Repubblica, tre luoghi simbolo della città,
sono stati letteralmente invasi da queste strutture.
In piazza San Giovanni, a nord del Battistero, è stata
occupata quasi l'intera carreggiata stradale, tanto da limitare la mobilità dei
numerosi pedoni, in gran parte turisti. Saremmo quasi tentati di rimpiangere
il fatto che da lì non ci sia passata la tranvia. In piazza della Signoria, su
i due lati che fronteggiano il Palazzo Vecchio, di anno in anno stanno avanzando
i tavolini, giunti ormai fino a metà piazza. Mi domando il motivo per cui sia
stata fatta la proposta, interessante, di riquadrarla in campiture di cotto;
per l'uso che se ne fa tanto vale lasciarla cosi com'è. In piazza della
Repubblica, che ricalca l'antico foro romano, tra l'altro la più deputata a
ospitare queste strutture che fino a oggi convivevano piacevolmente con quel
luogo liberato da tempo dal traffico, sono stati realizzati sul suolo pubblico
dei veri e propri "edifici" di acciaio e vetro, costruiti quasi in
concorrenza con quelli che perimetrano la piazza. Chissà cosa direbbero gli
storici personaggi frequentatori delle Giubbe Rosse. Tralasciamo, per carità
di patria e per non abusare della pazienza dei lettori, tutte le altre piazze
e strade nelle solite condizioni, che concorrono anch'esse al generale degrado
della città, dove talvolta questi interventi costituiscono anche un intralcio
alla sicurezza della circolazione.
Avevamo sperato che la nuova "cultura dei
vuoti" e la solerzia con cui si è fatta "piazza pulita" di
alcuni luoghi prestigiosi, fosse stata realmente tale. Evidentemente ci
eravamo sbagliati. Questi vuoti sono stati rapidamente riempiti nel modo in cui
abbiamo visto. Una sorta di megamangificio dove regna sovrana lei: la pizza.
Ma dove si sono rifugiati, oltre all'amministrazione comunale, l'organo di
tutela ambientale come la Soprintendenza? Forse è giunto il momento di
ripensare questa politica con un po' più di misura e attenzione, ma soprattutto
di rispetto per questi luoghi unici al mondo.
venerdì 22 giugno 2012
DESIGN E QUALITÀ URBANA: IL
PROGETTO DEI DEHORS
di Massimo Ruffìlli
L'idea del sindaco Matteo Renzi
e del vicesindaco Dario Nardella di bandire un concorso internazionale di idee,
per stabilire ti pologie
e soluzioni progettuali dei cosiddetti dehors da adottare e realizzare nel
centro storico fiorentino, ha avuto una risoluzione decisiva e la città
comincia ad avere sotto gli occhi le prime realizzazioni. I concorsi di idee
sono sempre la strada migliore da percorrere per sviluppare un dibattito, una
riflessione collettiva, un percorso mirato a ottenere la qualità e le soluzioni
più opportune. Il concorso, bandito specialmente per decidere proposte di
arredo urbano in una città d'arte, è utile anche per poter vagliare soluzioni
d'avanguardia e anche progetti radicali, che i designer
di tutto il mondo vengono a proporre. Una città come Firenze con il delicato
equilibrio ambientale del suo centro storico non si può permettere un'anarchia
di tende, seggiole e tavolini che ostentino selvaggiamente le più disparate
fogge e dimensioni. D'altra parte, la storia del design fiorentino è nota a
livello internazionale per il movimento del design radicale degli anni
Settanta. Allora, Andrea Branzi con il gruppo Archizoom Associati, sosteneva
il filone "città senza architettura". Adolfo Natalini con il gruppo
Su-perstudio ricercava una architettura senza città. Lapo Binazzi e il gruppo
Ufo sosteneva il concetto di progettare oggetti senza architettura. 1 radicali,
anziché ragionare secondo le scale tradizionali dell'urbanistica,
dell'architettura e del design affrontavano il progetto della città ricercando
nel vuoto urbano una strategia per un nuovo modo di progettare e costruire.
L'idea era che la qualità dello spazio urbano dovesse essere ricercata
nei servizi, nella valorizzazione del bello e nell'interscambio virtuoso con le
altre discipline che la cultura del design aveva valorizzato: il marketing, il
turismo, la moda, l'arte antica e contemporanea.
Dal punto di vista della
cultura del design, dunque, l'operazione intentata ci appare corretta. Il
concorso di idee è sempre la storia migliore. Anche attraverso queste premesse
si è pervenuti a scegliere una soluzione sobria, armonica, di impatto minimo e
trasparente. Così piazza della Signoria ci appare, con queste nuove pedane,
vuota e ben articolata, anche se gremita di folle di turisti. Le vasche
trasparenti e gli ombrelloni di foggia tradizionale e di colore ocra come le
facciate dei palazzi ben si integrano con l'architettura preminente degli
edifici del centro. L'imposizione di una unificazione rigorosa è risultata
fondamentale ai fini del successo dell'iniziativa. Appare infatti sempre più
stimolante il rapporto dei nuovi allestimenti con le vecchie strutture per le
quali venivano adattati i materiali più vari: dall'alluminio anodizzato, al
ferro battuto, dal legno alla plastica, con coperture di tutti i tipi, ad arco
a tettoia inclinata a voltine ecc., senza rispettare il valore del vuoto urbano
delle piazze storiche fiorentine. È diventato impellente non dimenticare il
concetto di unificazione dello standard prescelto. Meno spazio si lascia alla
interpretazione dei singoli esercizi e meglio risulta l'immagine finale del
disegno urbano. Il concetto di "impatto volumetrico e invasivo" nelle
piazze del centro storico deve essere considerato come elemento prioritario.
La soluzione in effetti prevede aree delimitate da transenne, vetrate leggere
e trasparenti senza orpelli, senza grafiche o decorazioni ridondanti. L'unico
elemento che si ripete è il marchio della città: il giglio rosso che veicola ed
assembla materialmente il concetto di soluzione unitaria. Lo Urban quality design è il filone della disciplina che studia questo tipo di
progettazione che affronta la tematica alla scala dell'allestimento urbano,
oggi sempre più rivolto alla eco compatibilità ed alla eco sostenibilità
ambientale.
Firenze è destinata ad assolvere sempre di più al suo ruolo preminente
di meta d'eccellenza del turismo internazionale. L'evoluzione o involuzione, che
dir si voglia, del turismo non è e non può essere stata, negli ultimi anni,
orientata tanto alla qualità, quanto piuttosto alla quantità. È innegabile che
la domanda si orienta e si orienterà sempre di più verso un turismo di massa,
anche se permarranno delle nicchie riservate al turismo definito d'altra
gamma. Lo si voglia o no, dunque, resta la tendenza di un turismo di grandi
flussi. La realtà infatti è che immensi paesi come la Russia, l'India e la Cina
porteranno nuovi ed imponenti flussi di visitatori nella nostra città. La
qualità dei servizi si dovrà basare sempre di più sulla omogeneità degli
stessi con soluzioni tecnologiche avanzate, ma con altrettante soluzioni
formali di buon gusto, unificate e coerenti con l'alta qualità e gli standard
elevati che la città di Firenze dovrà sempre essere in grado di offrire ai suoi visitatori, anche
se arriveranno a frot- |
te sempre più numerose e frettolose.
te sempre più numerose e frettolose.
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Appare infatti pleonastico ritornare alle immagini di un nostalgico
turismo d'elite. Il turismo internazionale di questo inizio di terzo millennio
ci appare costituito da grandi masse, tuttavia ben informato dagli alti standard della comunicazione
telematica e molto intenzionato e motivato a visitare Firenze e a coglierne
gli aspetti universalmente riconosciuti salienti e caratterizzanti: una città
di storia, di cultura e di arte. La ricettività di questi flussi turistici è dunque un
aspetto fondamentale, anche se la prolificazione dei dehors può creare
problemi anche in relazione alla loro dimensione planimetrica e alla loro localizzazione
in prossimità dei monumenti del centro storico. È da osservare, a questo
proposito, che il valore dei differenti beni culturali si differenzia di piazza
in piazza. Piazza del Duomo è la meta principale dei turisti e il perimetro
della cattedrale, privo ormai del traffico veicolare, ben si presta alla
contemplazione della grande opera architettonica da ogni lato. Ben vengano
dunque i dehors, se ben posizionati e
calibrati nel rapporto con la vista e il rispetto delle immagini prospettiche
monumentali.
Per quanto riguarda invece la parti absidali e laterali della
cattedrale, si impone urgentemente un tempestivo intervento di restauro e di
pulitura delle facciate che appaiono da lunghi anni in stato di abbandono e
degrado. Per quanto riguarda piazza della Repubblica - la piazza ottocentesca,
definita "il salotto di Firenze", porta di accesso alle strade dello
shopping e del più elegante centro commerciale fiorentino - i dehors
vi sono installati da sempre in ogni lato ma si presentano disomogenei e molto
impattanti. I bar, che testimoniano una storia e una tradizione d'eccellenza,
non devono apparire all'esterno come una sequenza di padiglioni scompagnati
con una varietà di coperture e di sostegni strutturali di varie dimensioni con
accostamenti cromatici e di materiali tutti differenti. Anche in questa piazza,
meno monumentale e più commerciale, si impone una progettazione il più
possibile unitaria e l'adozione di pedane e coperture meno ingombranti,
rivolte alla sobrietà e all'armonia, il più possibile coerenti alle
installazioni leggere previste per tutti gli altri dehors del centro storico
fiorentino. Per piazza della Signoria infine, come abbiamo già detto precedentemente,
le nuove vasche trasparenti e gli ombrelloni di fogge tradizionali e unificate
conferiscono all'insieme un'immagine armonica e integrata che può fungere da
modello per tutte le altre installazioni del centro storico.
Massimo Ruffilli Professore Ordinario Università di Firenze Design
Tratto dalla Rivista mensile “Il Governo delle idee” diretta da Gianni
Conti
(giugno2012)
domenica 10 giugno 2012
Firenze 8 giugno 2012
Comunicato
Stampa
VINCENZO D’ANGELO ELETTO VICE PRESIDENTE
NAZIONALE VICARIO
DELL’ANLA (ASSOCIAZIONE NAZIONALE
SENIORES D’AZIENDA)
Nell’assemblea
associativa del 6 giugno a Roma, il Prof. Dr. Antonio Zappi, già Amministratore
Delegato della SIP, è stato eletto Presidente Nazionale dell’Anla.
E’
stato anche eletto Vice Presidente Nazionale Vicario il Maestro del Lavoro Dr.
Vincenzo D’Angelo attuale Presidente Regionale dell’Anla Toscana.
“Occorre
rilanciare – ha detto D’Angelo – nell’anno europeo dell’invecchiamento attivo e
della solidarietà fra le generazioni la grande valenza di alcuni valori
spirituali e sociali che caratterizzano il mondo del lavoro: onestà, fedeltà e
professionalità dei quali è sempre necessario saper tener conto nelle
varie realtà operative, qualunque sia la
rispettiva dimensione e natura”
L’Anla,
nata nel 1949, vanta oltre 50 sedi regionali e provinciali, 9 gruppi aziendali
nazionali, 195 gruppi aziendali locali, per un totale di circa 100.000 soci in
tutta Italia, dei quali oltre 5.000 in Toscana. Ne fanno parte tutti i
cittadini in servizio attivo o in quiescenza, che, condividendone gli ideali e
le finalità, intendono partecipare alle iniziative associative a difesa dei
diritti e della dignità dell’anzianato di lavoro.
________________________________________________________________________________________________
50122 Firenze - Via dei Neri 27 - Tel. 055/2302590 Fax 055/219820 - E-mail sederegionaletoscana@anla.it
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