lunedì 20 febbraio 2012

Concorso
una poesia per la vita
dodicesima edizione 2012
1. Al premio sono ammessi tutti i poeti con un massimo di tre liriche inedite.

2. Le liriche, non superiori a 30 versi, dovranno pervenire entro il 30 Marzo 2012 in quattro copie dattiloscritte di cui solo una, firmata, dovrà recare le generalità, l’indirizzo ed il recapito telefonico dell’autore.

3. Le opere partecipanti dovranno essere inviate al seguente indirizzo: ANLA – Consiglio Regionale Toscana – Via dei Neri, 27 – 50122 Firenze.

4. A parziale rimborso delle spese organizzative è richiesto un contributo di Euro 20,00 che dovrà essere allegato alle poesie.

5. I testi non saranno restituiti.

6. La Giuria è composta da esponenti del mondo culturale fiorentino. Il giudizio della Giuria è insindacabile.

7. La cerimonia di premiazione dei finalisti del Concorso è prevista nel mese di Maggio 2012.

8. Al fine di offrire una panoramica delle poesie presentate, in occasione della cerimonia di premiazione sarà data lettura delle liriche segnalate dalla Giuria. I premi dovranno essere ritirati dai vincitori, o loro delegati, nel corso della premiazione.

9. Il trattamento dei dati personali che riguardano i concorrenti è svolto nel pieno rispetto della Legge 675/96.

10. Non è prevista la pubblicazione di alcuna raccolta delle opere partecipanti.

ANLA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE

SENIORES D’AZIENDA


Consiglio Regionale TOSCANA
Segreteria Organizzativa

Via dei Neri, 27 - 50122 Firenze

Tel. 055/2302590 - Fax 055/219820

e-mail: sederegionaletoscana@anla.it

in collaborazione con LIONS CLUB FIRENZE BARGELLO

domenica 19 febbraio 2012

ORIANA FALLACI SCRITTORE di Letizia d'Angelo


Venerabile Arciconfraternita  Associazione Nazionale  della Misericordia di Empoli
Seniores d’Azienda CENTRO CULTURALE  CONSIGLIO REGIONALE TOSCANA
Il Governatore della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Empoli
ed il Presidente Regionale dell’ A.N.L.A. Toscana
sono lieti di invitare la S.V. alla presentazione del libro
Sabato 24 Marzo 2012 presentazione del libro

ORIANA FALLACI  SCRITTORE
di LETIZIA D’ANGELO
Intervengono:
MARINO BIONDI  Università di Firenze
GIANNI CONTI Direttore Rivista “Il Governo delle idee”
LUCA NANNIPIERI Scrittore - saggista
 LUIGI TESTAFERRATA Scrittore - Giornalista
Sarà presente l’autrice
Sala Giovanni Paolo II - ore 17,00 Misericodia di Empoli – Via Cavour, 43/b - Empoli
Letizia D’Angelo è nata nel 1984 e si è laureata con il massimo dei voti in Filologia Moderna
nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze. L’autrice è passata attraverso esperienze letterarie che l’hanno vista premiata in diverse occasioni, prima per liriche giovanili e poi per racconti brevi, con uno dei quali - dedicato all’influenza del web sulla società contemporanea - è stata nel 2008 tra i vincitori di uno dei premi “Grinzane Cavour”.
Per questa “opera prima” di notevole spessore e di estrema attualità, a Letizia D’Angelo è stato assegnato recentemente uno speciale riconoscimento nell’ambito della XXa Edizione del prestigioso “Premio Fiesole Narrativa Under 40”.
La giuria del Premio, ricordando il modo antico di Oriana Fallaci di fare giornalismo con coraggio e distacco, ha voluto sottolineare come lo stesso coraggio e distacco si estrapolino chiaramentedalla lettura di questo libro.

martedì 14 febbraio 2012

IL PODESTA' STRANIERO di Giovanni Di Capua



Quella spruzzatina di patina neoparlamentare sbrigativamen­te e graziosamente concessa al professor Mario Monti per consentirgli di dar vita a un governo di ottimati somiglia tan­to alle procedure adottate da Carlo Alberto, riluttante ad abbando­nare l'assolutismo, a concedere nel 1848 - buon terzo dopo il re del­le Due Sicilie e Pio ix - uno statuto octroye, un tantino abborraccia­to in pochi giorni pour épater le bourgeois per dare un contentino a banchieri e industriali coi quali il regno piemontese era fortemente indebitato.
Tutti felici, tutti contenti, porgenti inchini e riverenze verso l'in­venzione che il monarca repubblicano ha consegnato a un forbito Monti perché ne ricavasse il più largo consenso delle camere del­l'era postfascista?
Francamente qualche dubbio ci insorge. Se non altro perché la stampa straniera, ultimamente da molti evocata come la castigatrice degli ulti­mi governi show, ci chiede dove sia finita la nostra democrazia e, con­seguentemente, la nostra politica di cui menavamo vanto in Europa. I tecnici dovevano provvedere a sedare i mercati e a frenare le specu­lazioni finanziarie. Appena si è sollevata qualche timida voce a ram­mentare che la democrazia è in qualche modo garantita dalla politica, non dai banchieri che fanno soldi con l'aiuto dello Stato, la si è mes­sa a tacere neppure si trattasse di nostalgici del recente passato non propriamente glorioso, o di malati di formalismo, ovvero di disturba­tori dei nuovi manovratori, tanto eccellenti persone singolarmente prese, quanto sprovveduti parvenues politici collettivamente valutati. Diciamolo umilmente: l'Italia politica e la non robusta democrazia del Belpaese sono state commissariate: disperse, brutalmente esposte a una involuzione che mette in discussione sia la costituzione formale che quella materiale di questo sciagurato paese di dissipatori di con­tenuti e forme di democrazia. Viene da chiedersi dove siano finiti i custodi inflessibili della carta del 1948 giudicata immodificabile; e do­ve si siano rintanati i giureconsulti del costituzionalismo creativo che s'impantanano nel subire gioiosamente e dilettantisticamente il con­cetto di popolo sovrano.
Ai primi di agosto 2011 il professor Monti deliziosamente rammentò la figura del "podestà forestiero", tecnico professionale delle gestioni di potere nell'età comunale. Col senno di poi si potrebbe asserire che già allora, con lucida premonizione, l'ex rettore aveva avanzato la pro­pria nomina a capo del governo di un'Italia parlamentare divisa dal­le risse bottegaie; ma quasi nessuno colse allora il significato recon­dito di quella anticipazione accademicamente stimolante, politi­camente imprevedibile e discutibile.
E ora che si fa? Allestiamo un mutamento di sistema come se si trat­tasse di una replica paludata alle barzellette del gaudente Berlusconi? Noi siamo dei moderati, delle persone tranquille, né animose, né re­calcitranti verso ciò che non ci convince. Ma invochiamo il diritto al dubbio; e, con ciò, pensiamo di trovarci in buona compagnia di buo­na parte degli italiani: compresi parecchi di quei senatori e deputati che, in quarantott'ore, hanno ascoltato dichiarazioni di intenzioni non propriamente chiare, interventi millimetrati per far presto, di­chiarazioni di voto espresse senza entusiasmo votando a occhi bassi una "cosa" che sapeva di dente marcio e non invece di un infisso strut­turale curabile e salvabile.
Personalmente ne ho viste tante nella mia esperienza di militante e osservatore politico, un tempo frequentatore assiduo di Transatlanti­co e del salone Garibaldi; mai però mi ero imbattuto in un governo privo di legittimazione popolare. Neppure i governi Pella e Tambro-ni sono richiamabili come precedenti presidenziali. C'è chi ha volu­to in aula, a Palazzo Madama, ricordare la svolta di Salerno che, gra­zie a Togliatti, fissò il clamoroso compromesso fra comunisti appena usciti di clandestinità e una monarchia in declino. Ma non si dimen­tichi che, in verità, non fu il "Migliore" a dettare quella svolta epoca- : le, bensì personalmente Stalin: il leader sovietico aveva convenienza m uscire dalla minorità estrema fra le grandi potenze in lotta per la con­quista del mondo e a trovare il proprio tornaconto in una alleanza con; gli inglesi - cui toccava in sorte l'influenza sull'area mediterranea - aij quali premeva salvare la monarchia sabauda, mentre gli americani era­no, per cultura e scelta democratica, repubblicani e antitotalitari. Come si vede, il governo dei professori, col suo dichiarato «grandem lavoro da fare», ha cominciato con indebolire le basi stesse della de­mocrazia repubblicana italiana. Questo va detto con franchezza e sen­so di responsabilità: anche se, tra i ministri, possiamo avere degli ami­ci autorevoli e coscienziosi. Anzi, proprio per tale ragione, vogliamo sperare che siano proprio loro a rendersi conto che, lasciando corre­re come si trattasse di questioni minimali e marginali, ci allontania­mo anni luce dalla democrazia plurale di Alcide De Gasperi e dalla democrazia compiuta di Aldo Moro.
Ragioniamoci su. Non diamo ai giovani un'idea di democrazia priva di libertà, di politica e dei fondamenti stessi di uno stato democratico. L'ossequio ai tecnocrati di Bruxelles può trovare giustificazioni mo­netarie contingenti. Ma l'Europa che sognavamo era tutt'akro. Evi­tiamo di accrescere, irresponsabilmente, l'euroscetticismo: che non è un male oscuro e rischia di separarci da una fede sovranazionale di civiltà che, per decenni, era parsa impermeabile all'egoista mercati-smo dei grandi burocrati, maestri di econometrismo, non certo di economia politica europea anzitutto libera e democratica.
 Giovanni Di Capua  ( politico e scrittore)

venerdì 10 febbraio 2012

giovedì 5 gennaio 2012

IL SINDACO ? RESTI CON NOI - Gianni Conti

Per il secondo anno, i giovani invitati da Matteo Renzi, sinda­co di Firenze, si sono riuniti per discutere del Partito demo­cratico; del rapporto esistente e del ricambio tra giovani e "vec­chie facce" della politica italiana; delle divisioni e dei limiti della si­nistra nel fronteggiare il cosiddetto "berlusconismo"; della necessità di presentare un giovane alle primarie interne al Pd per la candida­tura a premier; e infine, formulare "Cento idee" per assicurare un fu­turo alle nuove generazioni e, quindi, al Paese. In buona sostanza, tutte questioni di grande interesse politico e so­ciale. Tuttavia, occorre premettere che non si è trattato di una sorta di "Consiglio della Rivoluzione", ma di una libera manifestazione di giovani e meno giovani, con lo scopo primario di orientare e proporre nuove idee, nuovi metodi e, possibilmente, una nuova strategia per portare la sinistra al governo del Paese.
Dunque, non si è deciso nulla che abbia riflessi immediati sulla poli­tica nazionale e sullo statuto del Pd. Però "l'adunata" di Firenze ha ot­tenuto un successo di proporzioni notevoli, nonostante sia stato an­ticipato da altri giovani: trentenni, quarantenni, maturi, che si sono radunati in altre significative città d'Italia per manifestare il disagio del mondo del lavoro di milioni di giovani, ma il tutto senza pole­miche nei confronti della dirigenza nazionale del Pd.
Que­sto giovane sindaco, di altissima abilità comunicativa e mediática, bene e nel male, ha scoperchiato le pentole, con molto "populismo centrista", di tutti i disegni elettorali delle opposizioni al centrodestra. Le primarie non saranno più Bersani-Vendola. La compagnia potrà allargarsi anche a Zingaretti e Chiamparino. Ora, però rimane diffi­cile conciliare il ruolo di sindaco di Firenze con quella di protagoni­sta della politica nazionale. Tant'è che la domanda che spesso si fa è: "Lei si candida alle primarie?". Un sindaco di Firenze deve onorare la fiducia che gli ha dato la stragrande maggioranza dei fiorentini. Sa­rebbe un vero e proprio "tradimento". Una "fuga" incomprensibile". E poi, oggi come oggi, senza le elezioni anticipate a primavera pros­sima, il Governo Berlusconi si può sostituire solo con una personali­tà di indiscusso spessore e competenza internazionale. Dunque, sia­mo realisti! Diamo il tempo al tempo. Facciamo trionfare le idee, il cambiamento e la rinascita economica; dopodiché gli italiani sapran­no scegliere al meglio! Infatti, vien da chiedersi: dinanzi a uno spac­cato di grande crisi economica, debito pubblico, disoccupazione, in­flazione, giovani con un futuro incerto, carovita, banche in difficol­tà, imprese senza il credito sufficiente, chi ha la ricetta del successo? Anche se molte sono le proposte oggi sul tavolo dei partiti politici del­l'opposizione che possano rappresentare soluzioni-tampone per spe­cifici problemi. In questo contesto, molte idee dei cosiddetti "rotta-matori" vanno esaminate con la massima attenzione e rispetto. Ora­mai, tutti sappiamo che solo una società in sviluppo, che lavori a pieno ritmo e produca reddito, che generi idee nuove e nuove iniziative sul piano tecnologico, può trovare le risorse economiche, organizzative e culturali per affrontare e risolvere le svariate problematiche che ren­dono debole la nostra crescita. Matteo Renzi ha capito, come lo ca­pirono tanti secoli fa Cola di Rienzo e Michele di Landò, che larghe sacche di malessere lacerano il tessuto sociale, soprattutto nelle gran­di aree urbane; che il fenomeno Grillo non è nato per caso, che l'"an-tipolitica" è in forte crescita per colpa di tutta la classe dirigente ita­liana: politici, industriali, grandi burocrati, banchieri, pensionati d'o­ro ecc. Le centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione, i milioni di giovani disoccupati o precari che hanno la prospettiva di una vita miserabile, ha scatenato un'indignazione nell'opinione pub­blica. Soprattutto quella classificata come ceto medio. Renzi è stato costretto a usare un linguaggio volutamente di provocazione e di sfi­da generazionale. Solo "strappando" con la casta e i politici di Roma la gente ti ascolta!
Dunque Big Bang! Per avviare un dibattito. Una forte provocazione per avviare un processo di ricostruzione della sinistra politica e sociale all'interno del Pd. In passato, salvo alcune eccezioni, la sinistra era un esempio sul piano etico. Lo stretto legame con le forze socia­li che sempre l'ha caratterizzata, il rigore morale con cui ha condot­to tante battaglie, il rifiuto dell'opportunismo, la passione politica, erano una forza di attrazione. Tuttavia, non sta a noi dettare sugge­rimenti per il presente al Pd, in ordine al rinnovamento della sua clas­se dirigente che, peraltro, a livello di partito a Firenze è giovanissima. Possiamo, tutt'al più, dire qualcosa sulla rapida ascesa di Matteo. Per­tanto non sono dissacrante, né dico una cosa sconosciuta, afferman­do, per esempio, che Renzi, segretario provinciale della Margherita, non era certo un modello di diplomazia, né ovattato nel linguaggio. Anzi, era crudo e asciutto. Dico questo con un'enorme simpatia e, soprattutto, per mettere in risalto quello che ritengo la sua caratteri­stica più propria: la provocazione e l'ironia per mettere a confronto le opinioni, le diversità delle proposte e delle tesi. Cioè, verificare lo stato di fatto e le possibilità di cambiamento reale. Insomma, un po­litico coraggioso che non ama il quieto vivere o i modi melliflui. Dun­que, sempre in testa, mai in coda. Del suo ruolo di Sindaco è anco­ra presto per giudicare; sia per il periodo breve da valutare, sia per­ché la sua notorietà, a dimensione nazionale, non è tanto dovuta alle scelte amministrative, quanto alle sue esternazioni mediatiche sul ri­cambio della classe dirigente del suo partito, nonché alle mobilita­zioni giovanili per rilanciare la politica del fare. Ecco perché, l'opi­nione pubblica, sempre più stanca, e disaffezionata, della politica de­gli ultimi anni, è alla ricerca (possibilmente indolore) di volti nuovi, anche populisti, purché decisi a rimettere tutto in discussione nono­stante le "finestre aperte" sul mondo intero, che ci guarda per la per­sistente crisi economica non assecondata da una politica di riforme e di rigore equilibrato tra lavoratori e benestanti. La vicenda di Mat­teo Renzi ci riporta alla storia di un movimento turco, composto es­senzialmente da giovani arrabbiati e indignati con il vertice, al pote­re in Turchia. Nonostante il tempo trascorso, e il diverso contesto sto­rico e sociale, questi giovani, denominati "Giovani Turchi", presero il potere. Inizialmente si trattava di un'associazione segreta ottoma­na, sorta sul finire dell'Ottocento a opera di studenti, intellettuali e giovani ufficiali, con lo scopo di rinnovare le insufficienti e corrotte antiche strutture dell'Impero; di ridare vitalità e ardore alla vita del Paese con un'organizzazione statale moderna e democratica. Questa è una storia molto diversa e di tempi remoti. Però i movimenti dei giovani sono quasi sempre mossi da ideali e, dunque, portati a espan­dersi in modo contagioso e vitale. Anche se da noi la democrazia e il pluralismo sono capisaldi che garantiscono il libero pensiero a ogni cittadino nel rispetto delle leggi e della Costituzione. Oggi ci sono sofferenze sempre più diffuse per le situazioni di privilegio che crea­no un senso di grande disaffezione per la politica ma, soprattutto, per i politici in carriera permanente. Il clima del paese è rovente perché la ripresa della crisi economica appare sempre più lontana. Purtrop­po i riti della politica sono lunghi e farraginosi, mentre i mercati in­ternazionali sono sempre più spietati, in particolare con Italia e Spa­gna, e, pertanto, sarà sempre più difficile placare la voglia di cam­biamento e di affannosa ricerca di una via d'uscita. Ecco perché, le provocazioni del sindaco Renzi e di qualche altro esponente Pd, lon­tano dalla stanza dei bottoni, trova ascolto e fa aumentare gli indi­gnati anche tra i benpensanti.
I giovani, gli indignati non violenti, i disoccupati, i precari e i "som­mersi" si sono uniti nella denuncia e in piazza, hanno chiesto il risa­namento del grave disordine morale che inquina la vita pubblica ita­liana.
Tuttavia, il nuovo corso della politica italiana non potrà avvenire per mezzo delle primarie. Sarebbe una pia illusione. Sono i congressi che stabiliscono la politica, le linee strategiche, i programmi e, molto spesso, anche le alleanze di governo.
Nonostante le possibili ambiguità e l'impazienza del sindaco di Fi­renze, di Civati, Serrachiani e altri, il messaggio è servito a diffonde­re una presa di coscienza forte della necessità di un deciso intervento formativo delle coscienze a livello di impegno politico e sociale. Un corretto richiamo per una mutazione profonda sul piano culturale, politico e operativo non si presenta certo come cosa facile. Altro che primarie! Io ritengo che i nodi non può scioglierli un vincitore di pri­marie. E necessario il Congresso; un congresso che faccia leva su quel­la che papa Giovanni xxm chiamava "moralità laica", fatta di giusti­zia ricercata, di dignità dell'uomo, di difesa dei diritti umani, di li­bertà assicurata socialmente. Ecco perché la crisi economica e politica del nostro Paese avverte il bisogno di una rinnovata formazione civi­ca, che sviluppi una cultura di solidarietà. Sindaco, resta con noi! A Firenze, la "città sul Monte" del sindaco Giorgio La Pira.


Gianni Conti
articolo riportato dal Governo delle idee mensile di politica , cultura , economia n. 104/105